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La favola di Silke, paraplegica acrobata: “Caddi dal trapezio, non ho mollato”

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05.03.2026

Il numero di Silke Pan, l’unica acrobata paraplegica capace di fare verticalismo

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Ravenna, 5 marzo 2026 – Le mani appoggiate sui sostegni e le caviglie agganciate ai margini di una barra di metallo. L’addome si contrae e le gambe si sollevano in verticale. Un movimento sulla carta impossibile. Il pubblico è a bocca aperta per l’acrobata svizzero-tedesca Silke Pan, entrata in scena sulla sua sedia a rotelle.

Nel 2007, una caduta dal trapezio durante un allenamento al parco divertimenti riminese di Fiabilandia le ha causato una frattura alla decima e undicesima vertebra. Una sentenza. L’operazione d’urgenza al Bufalini di Cesena non ha potuto evitare la perdita completa degli arti inferiori e del bacino. Ma, dopo 14 anni, nel dicembre 2021, Pan è incredibilmente tornata a esibirsi. Ed oggi è l’unica acrobata paraplegica al mondo. In questi giorni, a quasi 20 anni dall’incidente, è tornata per la prima volta in Romagna con il ‘Gravity Circus - Equilibrium extreme experience’, a Ravenna fino a domenica. La tappa successiva sarà a Ferrara.

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Silke Pan, cos’è per lei il circo?

“Un cerchio magico, che permette di lasciare fuori i problemi. Dove l’essere umano cerca di superare i suoi limiti e trasmettere emozioni dal vivo. Oggi, in un mondo digitale, questo ha ancor più valore”.

Com’è tornare in Romagna a quasi 20 anni da quel giorno?

“Oggi riesco a viverlo con il giusto distacco. Anche solo pochi anni fa, sarebbe stato doloroso. Ho attraversato un lungo processo per elaborare quello che mi è successo”.

Cosa ha significato per lei perdere l’uso delle gambe?

“Sono stata una ginnasta, una tuffatrice e poi ho fatto la scuola nazionale di circo di Berlino. Ero un’acrobata, una trapezista, una verticalista. Tutta la mia vita passava dal corpo ma da un momento all’altro non potevo più usarlo. Mi sentivo spezzata in due. Ero smarrita. Sono stata sette mesi in ospedale e lì ho avuto tempo di pensare a cosa avrei voluto fare. Poi, mi sono avvicinata allo sport”.

È diventata campionessa di handbike. Come?

“Per quattro anni mi sono allenata e poi ho cominciato le gare. Ho vinto un oro europeo, un argento mondiale e diversi record. Lo sport per me è stato una terapia ”.

Nel 2020 però è arrivato il Covid e le competizioni si sono interrotte…

“Sì, e così ho iniziato ad allenarmi a casa. Un giorno volevo provare a fare delle flessioni sulle braccia e così mio marito ha pensato di legarmi i piedi a una tavola da skateboard, in modo che il corpo fosse rigido. Quando mi ha messo a testa in giù, ho capito che la memoria del mio corpo era ancora viva. Abbiamo fatto tre flessioni e poi, alla quarta, gli ho detto: ’Prova a lasciarmi in verticale’. E così sono rimasta per un minuto da sola in verticale sulle mani. Pensavo di non poterlo fare mai più. È stato un momento rivelatorio”.

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“Dopo tanti mesi di allenamento, ho messo qualche foto di me in verticale sui social. Il direttore di un circo mi ha chiesto se volevo fare un numero per loro. Mi sono detta che se ci credeva lui, allora dovevo crederci anche io. Gli ho detto di sì. E nel dicembre 2021 sono tornata per la prima volta in scena”.

“Avevo paura del giudizio del pubblico. E invece c’è stata una standing ovation. Questo mi ha permesso di continuare a crederci”.

Nessuno prima di lei era riuscito a fare verticalismo con una paralisi?

“No. Infatti ho dovuto fare tentativi e inventarmi una mia tecnica. Spero che il mio esempio possa essere d’aiuto per altri”.

Che rapporto ha oggi con il suo corpo?

“Non è che il mio corpo mi faccia sentire sempre bene; al contrario, ho dolori cronici. Fare sport e fare circo mi permette di liberarmi dal peso di un corpo in cui nella vita quotidiana non mi sento bene”.

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© il Resto del Carlino