Jessica morta improvvisamente a 31 anni, addio alla “senatrice del volley”. Lunedì l’autopsia
A sinistra, Jessica Francisconi durante una partita di padel; a destra, con la divisa della squadra di pallavolo dei Portuali, dove ha militato per anni in serie D e C
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Ravenna, 22 marzo 2026 – Fuori dal campo il sorriso sempre stampato sul viso e la voglia di darsi da fare per tutti; dentro, il volto serio, la determinazione e la ’testardaggine’ di non lasciar mai andare un punto senza provarci. Si è spenta improvvisamente venerdì, per cause ancora da chiarire, la 31enne di Savarna Jessica Francisconi, conosciutissima nel mondo della pallavolo cittadina e, più recentemente, del padel. Aveva chiamato il 118 per uno stato di malessere; una volta arrivati i sanitari, dopo poco è andata in arresto cardiaco. Non è bastata, purtroppo, una rianimazione durata oltre un’ora e mezza. La famiglia ha chiesto l’autopsia, che verrà effettuata non prima di domani e, a seguire, si potranno fissare i funerali. Francisconi lascia i genitori Fabrizio e Stefania, il compagno Stefano Rambelli e la figlia Cecilia, di sette anni. Ma lascia anche tanti amici e conoscenti che venerdì sono corsi in ospedale per stare vicino alla sua famiglia e che in questi giorni stanno manifestando affetto.
Per oltre 10 anni Francisconi ha militato come libero nei campionati di pallavolo tra serie D e C, categorie in cui si è guadagnata l’appellativo di “senatrice”. Ed è proprio in un campo di pallavolo che ha incontrato il compagno di una vita. “Ci siamo conosciuti in palestra – racconta Rambelli –, al mio primo anno come allenatore di una squadra femminile. Era la stagione 2015-2016 all’Acsi Ravenna, in D, siamo arrivati secondi ai playoff. Lì ci siamo innamorati. Aveva iniziato da poco, da allora è cresciuta moltissimo. Era la prima ad arrivare e l’ultima ad andare via. Era testarda, determinata ed è riuscita a togliersi tante soddisfazioni. Il collante delle squadre e dei gruppi di amici. A casa? Una grande madre e una compagna affettuosa. Se ti vedeva giù, non ti lasciava andare finché non le dicevi cos’avevi, per aiutarti”.
Come giocatrice, Francisconi ha nel suo palmares due vittorie di campionato in serie D con promozione in C: una con l’Acsi (2019) e una – 26 vittorie su 26 partite – con i Portuali (2023). In panchina, durante questa stagione perfetta, c’era ancora una volta il ’suo’ Rambelli.
Il dirigente dei Portuali Alessandro Fogli racconta: “Era mente pensante e factotum. Si occupava di trasferte, ristoranti, pulmini. A luglio, iniziava a contattare i fornitori per le divise. Io le dicevo: “Non ci sono i soldi”. E lei rispondeva: “Tu ordinale, a trovare gli sponsor ci penso io”. E puntualmente ce la faceva. Sapeva tenere i contatti, ma anche gestire lo spogliatoio. Una perdita incommensurabile”.
Nel 2025 Francisconi ha lasciato la pallavolo per il padel. Partendo quasi da zero, avrebbe dovuto iniziare proprio in questi giorni la serie D. La sua socia Martina Bagno la ricorda così: “Mi ha insegnato tanto, diceva sempre che con me ci voleva pazienza e scherzava sul fatto che prima o poi l’avrebbero rinchiusa in un manicomio... Ma era capace di tirarmi su nei momenti difficili, l’unica con la parola giusta al momento giusto”. Dal campo di padel a quello di beach volley, Francisconi era una cliente storica del Bagno Marinamore, chiuso per lutto. Il titolare Giacomo Rossi: “Siamo una grande famiglia e Jessica era un elemento cruciale. Qui organizzava cene di squadra e tornei, era solare e piena di energie. Il Marinamore senza di lei non sarà la stessa cosa”.
Non solo sport: nel 2021, Francisconi ha avviato l’azienda agricola ’Bacche del Benessere’, da una costola dell’impresa di famiglia. Preparava confetture e succhi da bacche biologiche e aromi. E nel 2022 ha ricevuto l’Oscar Green di Coldiretti Giovani Impresa. “L’azienda era una sua creatura e ora io la porterò avanti per lei – dice il padre Fabrizio –. Ne curava la parte amministrativa, l’e-commerce e molto altro”. Quando parla di sua figlia, ricorda: “Da piccola voleva sempre che mi mettessi accanto a lei per farla addormentare e mi diceva “Sei il mio scaldone”. Stavolta però purtroppo non ce l’ho fatta”.
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