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Referendum, il politologo Campi e le urne. “Meloni in campo, ora il voto è politico”

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12.03.2026

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Perché? “Facciamo i conti con un clima generale di smobilitazione e astensionismo. E non è detto che la partecipazione cresca solo perché la partita è infuocata, il che può mobilitare i convinti, ma anche allontanare gli indecisi. Ci sono molto incognite nel voto, compresa una trasversalità difficile da valutare. In quanto molti a sinistra, non solo opinion leader, sono orientati al Sì, ma tendono a non esporsi data l’euforia contraria. Così come a destra c’è un’ala più giustizialista, un partito pro giudici, che non è detto condivida una riforma considerata garantista. Frange che tendono a restare silenti, che dimostrano non esserci corrispondenza tra appartenenza politica e voto referendario. E che potrebbero riservare sorprese”.

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Di qui l’insistenza sugli aspetti securitari e contro la magistratura politicizzata da parte della premier? “Si vuole avallare la tesi di una magistratura che si muove con logiche di tipo politico, avversa strutturalmente al centrodestra. Cosa neanche difficile da dimostrare, data la casistica accumulata. Ma probabilmente legata, più che a un’ostilità ideologica, a una postura interventista che la magistratura si auto-assegna come garante delle regole del gioco”.

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Una forma di supplenza che dura da trent’anni... “La politica indebolita ha visto supplire poteri non solo giudiziari, ma economici e internazionali, che sono andati anche in buona fede oltre i limiti. Un fatto sistemico e diverso dalle toghe rosse, in cui la magistratura si propone garante di un ordinamento laddove i partiti non lo fanno, nato non a caso con Tangentopoli. Vale per la magistratura come per Draghi. Una democrazia sotto tutela”.

Finora il No ha massimizzato la mobilitazione. Il Sì riuscirà a rimontare? “Per dare una curvatura politica hanno messo da parte il merito della riforma, riproponendo il copione dell’allarme democratico e l’attentato alla Costituzione. Una carta propagandisticamente efficace, che lascia in secondo piano il dettaglio tecnico. Ma se passa l’idea del voto politico l’effetto è simmetrico. E non è detto funzioni solo a vantaggio del centrosinistra”.  

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© il Resto del Carlino