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L'eterno ritardo della sinistra ostile a Tortora

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17.03.2026

Spiace dirlo, ma ci sono cose in cui la sinistra non cambia mai. Enzo Tortora nacque a Genova, ma nel 1992 una petizione per dedicargli una via cittadina venne liquidata dall'assessore Paola Balbi (Pds) con una frase che oggi farebbe ridere da sola: Tortora "non è abbastanza conosciuto in campo nazionale". Cioè: aveva fatto sino a 30 milioni di telespettatori, era tra i volti più famosi della tv ed era divenuto il simbolo nazionale della malagiustizia: ma la via non la fecero. Due anni dopo la Lista Pannella sosteneva il sindaco Adriano Sansa e la ripropose: ma il capogruppo Pds Ubaldo Benvenuti spiegò che parlare di "giustizia giusta" suonava come una presa di posizione contro i giudici, e un altro pidiessino, Michele Casissa, disse proprio che dedicare una via a Tortora era "inopportuno" perché entrava nel merito di fatti giudiziari ed era "oggettivamente un attacco generalizzato ai giudici". Non a quelli che avevano sbagliato: a tutti. Non agli errori, agli abusi, alle carcerazioni, al fango: ai giudici. Notare che i pidiessini, giusto a Genova, si erano appena visti ingabbiare il loro sindaco Claudio Burlando, poi assolto, insomma innocente pure lui: ma cosa ogni andava piegata alla linea, al progetto. Solo nel 2008 la giunta di Marta Vincenzi giunse tardissimo con una riparazione minima: non una via, non una piazza, ma la Galleria Enzo Tortora, risarcimento un po' imbarazzato. Avrete già inteso che un parallelo con il referendum Nordio viene anche troppo facile, perché i toni sono identici.

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