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Giorgio Mencaroni (Confcommercio Umbria): "Riportare le famiglie nei centri storici per spingere la ripresa"

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21.01.2026

A Giorgio Mencaroni, presidente di Confcommercio Umbria e della Camera di commercio regionale, abbiamo posto alcune domande sulla situazione del commercio in Umbria ma anche su progetti futuri e necessità per la regione.
Negli ultimi quindici anni in Umbria sono scomparsi circa 2.000 esercizi commerciali e artigianali. Allo stesso tempo però il dati in termini di Pil e occupazione continuano ad attestare la centralità delle micro-piccole-medie imprese nella regione.
Per Mencaroni non si tratta semplicemente di una crisi di settore, ma di un segnale più profondo: lo svuotamento progressivo dei centri storici, la perdita di residenti stabili, l’indebolimento delle relazioni quotidiane che tengono insieme una comunità. Il turismo, pur fondamentale, non può sostituire una città abitata. La rigenerazione urbana, se non rimette al centro le persone e i servizi, rischia di restare una formula astratta. Per Mencaroni, il futuro passa dal Made in Italy al Sense of Umbria, un concetto che unisce commercio, turismo, artigianato e qualità della vita, per ridare centralità alle famiglie e ai cittadini.

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- Presidente Mencaroni, lei riveste ruoli al vertice di Confcommercio dal 2005. Guardando indietro, come è cambiato il commercio in Umbria?
E’ cambiato in modo profondo, strutturale. All’inizio degli anni Duemila il commercio era ancora fortemente legato alla dimensione di vicinato e al rapporto personale. Il negozio non era solo un punto vendita, ma un luogo di relazione. Perugia era un riferimento commerciale per un’area molto ampia: l’Umbria, ma anche Toscana e Marche. Oggi quel modello non esiste più. E’ cambiato il modo di acquistare, è arrivato prepotentemente l’on line, sono mutati gli stili di vita e la struttura stessa delle città, e tutto questo ha inciso profondamente sul commercio e sui servizi.
- Quanto ha pesato la chiusura di tante attività del commercio di vicinato e dell’artigianato tradizionale?
Ha pesato enormemente. Il commercio di prossimità e l’artigianato erano un presidio sociale prima ancora che economico. Barbiere, falegname, meccanico, piccoli negozi di quartiere scandivano la vita quotidiana delle famiglie, soprattutto nei borghi e nei quartieri. Oggi molte di queste attività non ci sono più, e la loro assenza lascia un vuoto difficile da colmare. Nel frattempo c’è stato un arricchimento dell’offerta con la grande........

© Il Corriere dell'Umbria