La democrazia come una barbarie dolce che tutto confonde
"In tutto ciò che facciamo, mettiamo l’America al primo posto". Il documento di Strategia per la sicurezza nazionale pubblicato dalla Casa Bianca ribadisce fortemente le linee guida della dottrina Trump senza spazio per equivoci, ma anche una tradizione consolidata negli Usa in omaggio all’idea di un Impero incontrastato: "Gli Stati Uniti devono avere un ruolo preminente nell’emisfero occidentale come condizione per la nostra sicurezza e prosperità, una condizione che ci consenta di affermarci con certezza dove e quando necessario nella regione".
La cosa però che ha suscitato inquietudine e un dibattito che cresce è un cambio di passo non piccolo su punti cruciali. Trump si rivolge all’Occidente e sceglie l’Europa come bersaglio per un attacco senza precedenti nel quale da una parte fustiga l’Europa cioè la Ue, affermando che essa è prossima al declino economico e alla ”cancellazione della sua civiltà”, dall’altra dice che essa deve smetterla di fare la bella dormiente all’ombra di un ombrello che non è più disposto a proteggerla; essa deve cambiare pelle, propositi, pensieri come l’espandersi di partiti patriottici, leggi nazionalisti, nel suo seno, evidenzia. Un residuo di diplomazia impedisce a Trump di nominare direttamente tali partiti, ma essi sono ben riconoscibili nel suo documento, dal Rassemblement National, ad Alternative für Deutschland al Reform UK britannico, al Fidesz di Orban, a Fratelli d’Italia, partiti questi tutti fortemente populisti e nazionalisti che a suo dire devono costituire i pilastri di una rinascita europea poiché, come JD Vance, il suo vice, aveva già affermato: "L’Unione europea e altri organismi transnazionali stanno mettendo a rischio la libertà politica e la sovranità degli Stati" e "le politiche migratorie stanno trasformando il continente, soffocando e censurando la libertà di parola e sopprimendo l’opposizione politica". L’equivoco paradossale del linguaggio di Trump parla di “libertà politica soffocata, di opposizione politica repressa” con un meccanismo di proiezione ben analizzato da Sigmund Freud più di un secolo fa nello studio della paranoia (1922).
Non solo Trump però. Il presidente francese Macron, con toni e postura diversa, nella sua politica interna ha spesso invocato il bene del paese quando ha represso i movimenti di protesta che chiedevano di avere voce su salari, infrastrutture, costo della benzina, quando hanno per mesi contestato la riforma delle pensioni che anche oggi è al centro di un dibattito serrato al parlamento e tiene la Francia nell’incertezza e nell’instabilità governativa. E ancora, Meloni in Italia, a capo di un governo di destra estrema, che racconta un paese in florida ripresa e inneggia ai valori cristiani, fa del popolo un interlocutore esclusivo del suo governo, punta con dito minaccioso tutti quelli che dissentono dal suo pensiero, costruendo una coorte di immaginari nemici, divide il paese con la vecchia logica manichea; anche lei inneggia ad una “nazione” democratica, pronta per un grande destino........© HuffPost
