Castellammare, 2 cantieri navali sequestrati da Capitaneria e Noe: uno è del Marina
I blitz coordinati dalla Procura di Torre Annunziata per presunti reati ambientali. Nel porticciolo dei vip erano presenti 120 imbarcazioni
I cantieri navali, se non gestiti nel rispetto delle norme di tutela ambientale, sono un serio pericolo per l’ecosistema perché vernici, pitture ed altri materiali contaminano il suolo e le acque. A Castellammare di Stabia ne sono stati sequestrati due per presunte violazioni in materia ambientale. Il primo dalla Capitaneria di Porto in località Varano, all’interno del quale erano custodite 18 imbarcazioni. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, il cantiere era sprovvisto di sistemi di trattamento e depurazione delle acque che si accumulavano nel piazzale durante le lavorazioni, potenzialmente contaminate da solventi, vernici ed altri prodotti nocivi per il suolo, per i fiumi e per il mare. «Il sequestro si è reso necessario – informa un comunicato diramato dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che è coordinata da Nunzio Fragliasso - al fine di evitare che si protraessero i reati e si aggravassero le conseguenze degli stessi, con danni ulteriori per l’ambiente». La misura sarà nei prossimi giorni sottoposta al vaglio del Tribunale per l’eventuale conferma.
Sempre a Castellammare di Stabia i carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente di Napoli hanno sequestrato il cantiere navale Marina di Stabia srl, ricompreso nella più ampia area demaniale che attualmente è occupata dal porto turistico dei vip Marina di Stabia. I militari contestano lo scarico abusivo di reflui industriali, l’assenza di autorizzazioni alle emissioni in atmosfera e la gestione di rifiuti non autorizzata.
Nel cantiere sequestrato, che serve essenzialmente al rimessaggio di yacht e natanti, erano presenti 120 imbarcazioni le quali, secondo i carabinieri, erano oggetto di manutenzione effettuata direttamente sul terreno, «con conseguente dispersione di sostanze inquinanti». Alcune di esse, sottolineano gli inquirenti, finivano poi in fognatura ed altre nel terreno stesso. Anche questo sequestro sarà ora sottoposto al vaglio del tribunale.
«Entrambe le operazioni si inseriscono – informa la Procura di Torre Annunziata – nel contesto del Protocollo d’intesa per le attività investigative finalizzate alla repressione dei fenomeni d’inquinamento del fiume Sarno, che è stato sottoscritto il 17 dicembre 2025 dalle Procure della Repubblica di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, dalle Procure Geneali delle Corti di Appello di Napoli e di Salerno, dall’Arpac e dagli organi di polizia giudizaria competenti in materia ambientale, tra i quali la Polizia Metropolitana di Napoli». Quest’ultima ieri, sempre nell’ambito delle attività di contrasto all’inquinamento del Sarno, ha sequestrato una officina meccanica a Poggiomarino la quale, secondo gli imquirenti, era priva delle necessarie autorizzazioni.
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