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La libertà vi renderà prosperi. Il “modello Madrid” spiegato da uno dei suoi fautori

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19.01.2026

Se si seguissero ogni tanto le lezioni della storia, ci si ricorderebbe di un fatto semplice: e cioè che senza libertà individuale non vi possono essere sviluppo, benessere e prosperità. Non è ideologia affermarlo, quanto piuttosto negarlo. Ma si sa, l’uomo predilige coprire la realtà inventandosi capri espiatori immaginari piuttosto che assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Il liberalismo, invece, pone enfasi sulla responsabilizzazione delle persone che va di pari passo con la libertà esperita da ciascuno: da questo derivano le possibilità di crescita personale e di miglioramento sociale.

L’ennesima testimonianza di ciò è offerta da quello che la Comunità di Madrid sta vivendo da qualche lustro e che viene descritto da un libro da poco pubblicato: Il modello Madrid. Una rivoluzione liberale, 1995-2025 (Ibl Libri). L’autore, Diego Sánchez de la Cruz, direttore delle ricerche dell’Instituto Juan de Mariana, discute di quello che rappresenta, per certi aspetti, un nuovo miracolo economico in seno all’Europa. Ne parliamo proprio con lui poco prima della presentazione del libro organizzata dall’Istituto Bruno Leoni, che si terrà oggi, lunedì 19 gennaio, a Milano.

Direttore Sánchez de la Cruz, a quando risalgono le origini del “modello Madrid” di cui parla?

Il “modello Madrid” è nato nel momento in cui la regione ha deciso di smettere di comportarsi come tutti gli altri territori della Spagna, che si limitavano a replicare le stesse politiche socialiste obsolete che avevano portato il nostro paese alla stagnazione e al declino. Dal 1995, i governi di centrodestra sono stati rieletti e i partiti di sinistra non sono riusciti a conquistare il potere, ma la vera trasformazione è iniziata nel 2003, quando Esperanza Aguirre è diventata presidente della regione e ha spinto senza remore Madrid verso qualcosa che suonava quasi come un’eresia alla nostra “classe dirigente” e alle nostre “élite intellettuali”: affidarsi ai cittadini per scegliere come vivere la propria vita, invece di affidarsi alle burocrazie per gestire tutto attraverso uno Stato assistenziale permanente.
Non è stato però un percorso facile. Madrid ha dovuto nuotare controcorrente in un paese in cui il sospetto nei confronti dei mercati era quasi uno sport nazionale. Molti semplicemente non riuscivano a immaginare che tasse più basse e una regolamentazione più leggera potessero essere qualcosa di più di un “regalo ai ricchi”; eppure, quando la classe media della regione ne è diventata la principale beneficiaria e la prosperità ha raggiunto la gente comune, mentre altri territori subivano i prevedibili fallimenti dell’interventismo, il modello di Madrid ha iniziato a essere ammirato piuttosto che temuto.

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