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Franzoni dai dolori ai sogni: “Sapevo che il mio tempo doveva ancora arrivare”

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14.02.2026

Livigno, 14 febbraio 2026 – Giovanni Franzoni sa che la vita è fatta di passaggi. Non solo tra le porte, a tutta velocità verso l’argento olimpico, ma soprattutto quelli più difficili attraverso l’esistenza. L’infortunio di tre anni fa, la scomparsa quest’estate dell’amico Matteo Franzoso in allenamento, dolori affrontati con la sincerità di un ragazzo di 24 anni trasparente, con la voglia di guardarti negli occhi, a tutta sincerità.

Questi passaggi se li è anche tatuati.

"Questo (indica due rondini, ndr) è dedicato a Matteo: io, lui e il tempo che ha staccato all’ultimo intermedio prima di cadere. L’altro (sposta la mano lungo ik braccio, ndr) l’ho fatto dopo l’infortunio, c’è scritto: ‘percorso diverso’, perché mi sono sempre confrontato con quelli della mia età e ho sempre visto loro arrivare prima di me. Quando mi sono infortunato, il mio preparatore mi ha fatto conoscere il pugile Marvin Hagler. Non era fortissimo da giovane, però sentiva una voce che diceva: ‘Non è ancora il momento, arriverà tutto a tempo debito, il tuo è un percorso diverso’, è stata la mia filosofia nell’affrontare tutta la riabilitazione".

E ora che si ritrova qui a Casa Italia a Livigno con una medaglia olimpica?

"È un po’ strano, ripenso a tutto quello che è successo: a inizio stagione partivo ancora indietro in discesa, e ora mi trovo con la medaglia d’argento, probabilmente l’ultima disciplina in cui mi sarei aspettato di ottenerla. Sono entrato in squadra per il gigante, poi mi sono evoluto per il superG, ma credo la crescita più grande di averla fatta nella libera".

"Sono migliorato tanto nelle parti più scorrevoli, e a livello psicologico anche nella gestione della pressione. Arrivavo a un’Olimpiade in casa quasi da favorito dopo l’ultimo mese, sono riuscito a mettermi in gioco e sono contento di come ho gestito il tutto. Fatico a rendermi conto del valore di questa medaglia, ma quando quest’estate sarò sotto il sole a correre probabilmente ci penserò di più e saprò quanti sacrifici ci sono stati per averla".

C’è del rammarico per aver mancato l’oro di così poco?

"In realtà tutta la stagione è stata qualcosa di inatteso. Devo solo ringraziare le persone che mi sono state vicine, dal mio skiman al preparatore atletico. Hanno lavorato in modo incredibile, alla fine ciò che mi dà un po’ più fastidio nel non aver preso l’oro è che so quanto è difficile arrivare in un’edizione olimpica dove si può essere competitivi, e quando il treno passa bisogna salirci in tutti i modi".

Suo padre, che come dice lei ‘pensa sempre a tenermi coi piedi per terra’, che le ha detto stavolta?

"Eh sì (ride, ndr), con me è sempre stato un po’ criticone, ma in fondo so che è un papà orgoglioso. A Kitzbuehel, dove ho vinto, e qui ai Giochi, mi ha detto: ‘ora ce l’hai fatta, complimenti, bravo, hai sciato veramente forte’".

Ha detto che oggi correrà un gigante spregiudicato, che vuol dire?

"Questa volta, non arrivando come favorito, potrò concentrarmi solo sulla mia sciata, godermi appieno l’esperienza e dare tutto me stesso. L’idea è continuare a portare avanti tre discipline anche nella prossima stagione".

Com’è il suo rapporto con la velocità?

"L’ho sempre avuta un po’ dentro di me: mi piace anche solo andare con i go kart o in pista con la macchina. È una scarica di adrenalina di cui ho bisogno, sono un ragazzo molto tranquillo, ma che ha bisogno di avere tanti sfoghi. Da piccolo ero iperattivo, non mangiavo neanche seduto, prendevo un boccone e continuavo a girare per casa, e quindi è proprio un modo di sfogarsi e di esprimersi in pura libertà".

Giovanni, lei cosa ama fare fuori dalle piste?

"Amo la musica, tutta, e mi piace tantissimo in estate fare surf, kitesurf, uno dei pochissimi sport dove posso sentire la stessa sensazione che ho sulle sci senza rischiare troppo. Con i cartoni giapponesi, invece, come Naruto o Dragon Ball, mi stacco un po’ dalla realtà, dalle tensioni del circuito, e sono in pace con me stesso".

Ma lo sa che parla davvero bene?

"Mio papà mi prende sempre in giro, diceva che da piccolo non smettevo un attimo di parlare, quindi forse è un po’ innata, però secondo me è stata sicuramente l’istruzione che mi hanno dato i miei genitori: l’opportunità di studiare e non di saltare quello step. Nel caso fossi andato bene a scuola avrei avuto la possibilità di sciare, e poi per conto mio comunque un po’ di cultura non fa mai male, leggo molto: anche ai libri devo parte della mia crescita e dei valori".

Una sciata con il suo ex rivale in pista Jannik Sinner la farà?

"Spero un giorno, è lui che deve averene voglia. Per me è solo un onore, fosse una partita a tennis dovrei iniziare a prendere lezioni perché sono scarsissimo, però nella sciata, quella mi sta dietro sicuro".


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