Ungheria, campagna elettorale tra deepfake e ‘fight club’ sui social
Budapest, 23 febbraio 2026 – Orbán, al potere da 15 anni, ha lanciato una campagna diffamatoria basata sull’intelligenza artificiale contro il candidato dell’opposizione Péter Magyar, nel tentativo di screditarlo nella corsa alla guida del governo.
Il partito di Orbán, Fidesz, si è inoltre dotato di una rete digitale di sostenitori su Facebook, accessibile solo su invito e ribattezzata ‘fight club’ – sfruttando la portata della piattaforma, soprattutto tra gli elettori più anziani, per amplificare disinformazione anti-UE e anti-Ucraina con l’obiettivo di costruire una narrazione vincente.
Sebbene le nuove norme sulla pubblicità politica siano entrate in vigore lo scorso ottobre – spingendo Meta e Google a sospendere tali annunci nell’Unione europea – attori filogovernativi hanno continuato a sfruttare le lacune nelle politiche delle piattaforme.
Diffondendo contenuti di “IA spazzatura” che non rientrano nella definizione formale di pubblicità, o semplicemente omettendo di etichettare i messaggi politici a pagamento, l’esercito online di Orbán ha di fatto neutralizzato l’impatto delle regole europee sulla trasparenza.
Aggirando i filtri delle Big Tech
Botond Feledy, analista politico ungherese, ha dichiarato a Euractiv che Facebook – la piattaforma più popolare tra gli elettori anziani e rurali – resta il principale canale utilizzato dai politici di Fidesz per diffondere messaggi politici.
La pagina pubblica di Orbán pubblica contenuti più volte al giorno e ha raggiunto 1,5 milioni di follower.
«Abbiamo riscontrato che i siti filogovernativi continuano a utilizzare la pubblicità sulle piattaforme di Meta – nonostante il divieto apparente introdotto a ottobre», ha affermato Szilárd Teczár di Lakmusz, sito ungherese di fact-checking.
Un’analisi citata dall’Hungarian Digital Media Observatory (HDMO), organizzazione indipendente sostenuta dall’UE che include Lakmusz tra i suoi membri, ha rilevato che 14 dei 106 candidati di Fidesz hanno pubblicato 181 annunci politici a gennaio. Meta ne ha classificati come politici solo 19.
Secondo Feledy, Meta non effettua un controllo sistematico sugli annunci etichettati in modo errato dai politici: la piattaforma non dispone più di una specifica etichetta per gli annunci politici e Fidesz aggira la norma applicando altre categorie ai contenuti a pagamento.
Questa etichettatura scorretta viola le regole di Meta, ma l’applicazione dipende dalle segnalazioni: e anche quando vengono segnalati, gli annunci politici talvolta “passano” comunque i filtri della piattaforma.
Meta e Google sembrano fare affidamento su “algoritmi imperfetti” per individuare tali contenuti, soprattutto quando i volti dei politici appaiono generati dall’IA, secondo Péter Kreko, direttore di Political Capital, think tank ungherese.
Mentre l’UE ha introdotto le regole sulla pubblicità politica per aumentare la trasparenza, il divieto imposto da Meta e Google ha prodotto l’effetto opposto: informazioni di base – come la spesa per singolo annuncio – non sono più visibili nell’archivio pubblicitario di Meta, che dovrebbe conservare i dati sulle campagne a pagamento, ha spiegato Teczár.
Nei 30 giorni precedenti all’entrata in vigore del divieto, la pagina pubblica di Orbán aveva speso in pubblicità più di 17 Paesi UE messi insieme, secondo Feledy. Ora è “quasi impossibile” misurare tali spese.
La regola dell’invito nel “fight club” di Orbán
Un altro tassello della strategia online di Orbán è emerso nel maggio 2025, quando Fidesz ha creato un gruppo Facebook chiuso, accessibile solo su invito – definito “fight club” – per mobilitare sostenitori e rafforzare la propaganda filogovernativa, secondo un rapporto HDMO di dicembre.
Il gruppo conta circa 58.000 membri e specifica “condizioni rigorose di accesso”, indicando di cercare “ungheresi pronti ad agire per Dio, patria e famiglia”.
La creazione del gruppo mirava in parte a compensare la perdita di visibilità causata dal divieto di pubblicità politica su Meta.
Parallelamente, Fidesz ha creato una pagina Facebook dedicata al fight club e l’ha utilizzata con successo per pubblicare ufficialmente annunci politici nonostante il divieto di ottobre, secondo Teczár.
Kreko descrive i membri del fight club come un “gruppo impegnato di attivisti online e offline”, mobilitati da Fidesz in risposta ai cambiamenti delle regole UE sulle campagne digitali.
Questi “combattenti” hanno il compito di amplificare traffico e interazioni sui post collegati al governo e sono incoraggiati a condividere video deepfake per aumentarne la diffusione.
Un’altra iniziativa filogovernativa su Facebook – i “Digital Civic Circles” – coinvolge organizzazioni vicine al governo e punta ad ampliare la base online degli attivisti Fidesz.
Tali gruppi pubblicano “continuamente” annunci di reclutamento su Facebook per attirare nuovi membri, invitandoli a unirsi a gruppi riservati dove ricevono istruzioni su come “aumentare la visibilità” dei contenuti dei politici.
Campagne diffamatorie con l’IA
Mentre i membri del fight club condividono deepfake contro l’opposizione, attori governativi – incluso Orbán stesso – inondano contemporaneamente i social media con una più ampia gamma di disinformazione.
Un video deepfake di Magyar che riceve istruzioni dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per inviare denaro all’Ucraina è stato ripubblicato da Orbán, mentre un altro contenuto generato con l’IA che ritraeva Magyar come un folle è stato promosso da organizzazioni legate a Fidesz.
Più recentemente, Orbán ha condiviso un video generato con l’IA che mostrava uomini ungheresi allineati per essere giustiziati da un ufficiale simile a un soldato tedesco della Seconda guerra mondiale, nel tentativo di alimentare la paura di una vittoria dell’opposizione.
Secondo Kreko, un ampio ventaglio di attori – politici governativi, account legati a Fidesz, ONG finanziate dal governo e celebrità filogovernative – diffonde regolarmente deepfake su Facebook.
Si tratta di “deepfake credibili”, “presentati praticamente come verità”, che accumulano milioni di visualizzazioni.
Teczár ha osservato che “immagini e video generati con l’IA sono utilizzati regolarmente dai media filogovernativi e dai politici di Fidesz”, integrando così questi contenuti nel più ampio ecosistema mediatico pro-Orbán.
Kreko ha sottolineato che i deepfake possono apparire altamente realistici e catturare l’attenzione più facilmente rispetto agli annunci politici tradizionali, diventando virali senza promozione a pagamento – veri e propri “super-diffusori di disinformazione”.
Con le elezioni a meno di due mesi di distanza, Feledy ha avvertito che eventuali ulteriori azioni dell’UE potrebbero arrivare troppo tardi per arginare l’ondata di diffamazioni alimentate dall’IA.
La questione è particolarmente delicata perché la Commissione sta indagando su Meta per disinformazione e pubblicità ingannevole dall’aprile 2025 ai sensi del Digital Services Act (DSA), ma l’inchiesta non è ancora conclusa.
Inoltre, come dimostrato da un recente caso di disinformazione IA in Irlanda, Bruxelles fatica a reagire con rapidità ai deepfake elettorali che si diffondono velocemente.
La Commissione ha pubblicato linee guida elettorali per le grandi piattaforme in materia di deepfake IA. Nell’ambito dell’iniziativa Democracy Shield, sono previste ulteriori indicazioni sull’uso dell’IA durante le elezioni – ma si tratterà di misure non vincolanti, prive di forza legale.
Secondo Teczár, servono ora regole europee vincolanti sui deepfake nelle campagne politiche, poiché l’UE sta faticando a tenere il passo.
