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Medaglie azzurre e retorica multietnica: perché il talento non è una toppa sull’integrazione

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05.09.2026

Dopo i successi nell’atletica e nel nuoto di Battocletti e Curtis, esplode il dibattito sull’uso ideologico dei campioni per coprire i fallimenti sociali.

Scusate la domanda: ma, per caso, Novella Calligaris aveva una mamma marocchina? E Pietro Mennea era figlio di un tunisino? E Sara Simeoni era nata in Nigeria? Me lo chiedo perché, dopo l’ultima abbuffata di medaglie dell’Italia agli europei di atletica e di nuoto, sembra che a vincere, in pista e in vasca, non sia stato il talento, ma la multietnicità. Infatti siamo stati invasi da commenti estasiati, tutti dediti ad esaltare i «nuovi italiani», gli «stranieri di seconda generazione», il «grande modello di inclusività», tutti impegnati a sottolineare la mamma marocchina di Nadia Battocletti, la fuoriclasse del fondo, e quella nigeriana di Sara Curtis, la nuova stella del nuoto. Certo, ha vinto anche l’italianissimo Gianmarco Tamberi, «ma attenti a non dimenticare Marcel Jacobs» che non ha vinto affatto, però è figlio di un afroamericano e dunque è «un uomo dolcissimo» di cui andare orgogliosi. Anche quando la medaglia la lascia a qualcun altro.

Lo scopo di cotanta melassa multietnica è chiaro: l’integrazione è fallita, i Paesi che più proclamavano le porte aperte (dalla Danimarca alla Svezia) le stanno chiudendo, i........

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