Il padrone del calcio stavolta l'ha fatta grossa
Doveva essere il trionfo della trasparenza dopo il marasma che ha posto fine all’autocrazia di Sepp Blatter. Dieci anni dopo, l’epopea di Gianni Infantino alla guida della Fifa assomiglia a un kolossal sul cinismo geopolitico, dove il romanticismo dello sport è finito in panchina a scapito di profitto e logiche di Palazzo. Che sono comprensibili, si parla di aziende, finché non superano la linea della decenza, molto sottile nel mondo pallonaro ma da qualche parte ancora visibile.
Eppure, questa grandeur, la Coppa del Mondo a 48 squadre disegnata per accaparrarsi voti e vantaggi delle nazioni marginali attraverso la promessa di una storica visibilità, rischia di passare da capolavoro diplomatico assoluto di Infantino a esiziale autogol della sua presidenza per colpa dell’asse fin troppo scoperto con la Casa........
