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Cole Turner, in the name of love: «Cerchiamo investitori negli States, spenderemo ogni dollaro per la Libertas» – Tutto sul futuro amaranto

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02.10.2026

Cole Turner, in the name of love: «Cerchiamo investitori negli States, spenderemo ogni dollaro per la Libertas» – Tutto sul futuro amaranto

Il 33enne americano è il Ceo della Benvenuti Limited Liability Company, scelto da Marco Benvenuti, di cui era amico carissimo, come amministratore dei suoi beni e in questo ruolo membro del consiglio di amministrazione della società amaranto

LIVORNO. L’appuntamento è alle 10 di mattina davanti all’Hotel Palazzo. Cappellino Libertas in testa, maglietta bianca, pantalone mimetico. Cole Turner sale in auto e il percorso verso la redazione del Tirreno diventa l’inizio di un viaggio nel tempo e nello spazio, nei ricordi e nei sogni. «Quanto mi piace passare per le strade di Livorno», racconta il Ceo della Benvenuti Limited Liability Company, scelto da Marco Benvenuti come amministratore dei suoi beni e in questo ruolo membro del consiglio di amministrazione della società amaranto. «Il viale Italia col mare accanto, la gente che corre e va in bicicletta, per me è fantastico», sorride. L’auto si ferma al semaforo di via Delle Sedie. All’angolo c’è il giardino pubblico intitolato a Roberto Benvenuti, sindaco per 7 anni e poi senatore. «Non l’ho conosciuto direttamente, Roberto, ma Marco me ne parlava sempre. Qui invece siamo in via Calzabigi - dice lui, come se fosse di Livorno -, dove Marco abitava con la famiglia. Mi ci aveva portato lui». Strani gli intrecci del caso. Il suo cognome è lo stesso di un giocatore che a Livorno tanti ricordano con affetto, John Turner, di cui Marco Benvenuti è stato fan ai tempi in cui frequentava la curva del Don Bosco. Ma il suo nome, beh, quello è un pezzo di storia della Libertas: "Gary Cole, you know him?". «Sure», risponde Turner. «Certamente. È Abdul. Ho la sua maglia a casa, quella della Peroni Analcolica, bellissima. È di Marco, una delle shirt a cui teneva di più. Che giocatore era Jeelani...». La sua settimana a Livorno sta scorrendo tra mille impegni legati alla Libertas, ma anche qualche parentesi di ferie. «Sono stato a Firenze cinque ore, è bellissima. Più tardi mi aspetta Tommaso per lavoro, domani (oggi, ndr) partirò con la squadra per Mestre, viaggerò sul pullman dei ragazzi. Poi a Campobasso a vedere il debutto delle Ladies. Lunedì l’aereo da Firenze a Parigi e da lì il volo diretto per Las Vegas». Quando arriva in redazione e nella Libertas zone vede il grande poster di Benvenuti alla parete, accanto alle locandine del trionfo di Roseto e alle foto di Fantoni e Forti dopo un derby vinto, si batte il petto con il pugno. È la pagina del Tirreno con cui la Fondazione ha voluto omaggiare il patron. «Lo so, ne ho una copia a Las Vegas», racconta.Poi nella sala riunioni inizia questa lunga intervista, con la collaborazione linguistica della collega Francesca Suggi, tra sentimenti e lavoro, affetti e business.Cole, è la prima volta a Livorno senza Marco.

Come stai vivendo questi giorni?

«Sono emozioni fortissime, su tutti i fronti. Un continuo alternarsi di tristezza e felicità. Sono felice di poter essere qui e di poter portare avanti quello che era il sogno di Marco. Ma ci si sente sempre tristi al pensiero che non sia lui a continuarlo».

L’amore dei tifosi della Libertas per Benvenuti si sta riversando su di te. Percepisci questo sentimento e che emozione ti trasmette?

«Sì, lo sento forte. Fin dalla mia prima volta a Livorno, ho sempre sentito l’amore del popolo libertassino. Penso che ora tutti noi, che amavamo Marco, tutti noi che amiamo la Libertas, siamo uniti da un forte legame e questo ci dà qualcosa di comune da condividere. Per me è speciale sentirmi così ben accolto. It’s a blessing, è una benedizione».

La tua amicizia e il tuo legame con Marco sono stati molto intensi: com’è nata e come si è sviluppata questa friendship lunga 17 anni?

«È iniziato tutto tramite il basket all’Università del Nevada, la Unlv, dove, quando ero un ragazzo di 16-17 anni, l’ho conosciuto alle partite del team di pallacanestro, dato che eravamo entrambi dei grandi tifosi. Una volta andato all’università e iniziato gli studi lì, ho fondato un’organizzazione studentesca, che è stata sostenuta da Marco, e così ci siamo avvicinati lavorando per un obiettivo comune per il basket della University of Nevada. Il nostro rapporto si è intensificato ancora quando dopo un paio d’anni, ho fatto un tirocinio e ho lavorato a Duetto, la sua società. Nel frattempo mi sono laureato in Scienze Politiche e siamo diventati........

© Il Tirreno