Alta tensione: occupato il cantiere del Museo dei Bambini, Pilastro senza pace
La recinzione metallica è a terra, sull’erba. Dopo un pomeriggio, tra calci e spintoni, è venuta giù. E adesso il cantiere del Museo dei Bambini al parco Mitilini, Moneta e Stefanini non c’è più. Cosa succederà oggi è un’incognita. Come deciderà di muoversi il Comune è ancora da stabilire. Ma il copione visto ieri al Pilastro è lo stesso che, dalle Besta in poi, ha caratterizzato ogni intervento urbanistico che vede l’opposizione dei comitati ambientalisti, supportati da collettivi antagonisti e anime anarchiche.
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Eppure la giornata di ieri sembrava essere filata tutto sommato tranquilla. Gli operai erano arrivati al parco che costeggia via Casini di buon mattino per sradicare e ripiantumare alcuni arbusti. Nei giorni scorsi erano stati abbattuti alcuni alberi, un intervento propedeutico all’avvio dei lavori per la realizzazione del Museo dei Bambini, un incubatore di iniziative fortemente voluto da sindaco e giunta. Un progetto però fortemente contestato dal comitato MuBasta, contrario alla realizzazione del plesso e allo snaturamento del fazzoletto verde all’ombra del Virgolone. Non solo però. Dalle voci di chi nel quartiere vive, a non gradire la presenza del cantiere nel parco sarebbero anche gli spacciatori che solitamente ci ‘lavorano’, disturbati dal movimento e dalle barriere.
Comunque, tornando a ieri, nel parco erano in presidio una ventina di attivisti, alcuni ci avevano anche passato la notte. E uno di loro, un ragazzo che milita tra le fila di Extinction Rebellion, sfruttando l’attimo in cui gli operai hanno aperto un cancello, si è infilato dentro al cantiere, arrampicandosi ratto come un furetto su uno degli alberi destinati a essere spostati. Erano circa le 8.
Il ragazzo, tra le grida di supporto dei sodali, è rimasto abbarbicato alla pianta per una giornata intera: erano le 18 quando, provato dalla lunga resistenza e convinto dai poliziotti della Digos, si è deciso a scendere. Ed è stato denunciato, per interruzione di pubblico servizio e invasione di terreni. Intanto, gli operai intorno avevano finito i lavori programmati e se ne erano andati. A quel punto, quando ormai sembrava che la giornata stesse volgendo al termine e la tensione fosse scemata, è successo il caos. Alla ventina di attivisti si sono infatti uniti una quarantina di ragazzini (soprattutto residenti nel quartiere) che hanno iniziato a spingere contro la barriera.
Sollecitata da una violenta pressione, un pezzo dopo l’altro la recinzione è crollata e attivisti e ragazzini si sono riversati nel parco, occupando il cantiere. Non ci sono stati scontri con la polizia. Che, dopo aver monitorato la situazione fino alle 20, se ne è poi andata, chiudendo il servizio d’ordine. Domani è un altro giorno.
