Un secolo di canestri. Il primato di Bongiovanni: Virtus, Gira e Torino. E ora compie cento anni
Giorgio è nato lo stesso giorno di Lucio Dalla, il 4 marzo. Prevista una festa. Comincia con il calcio, sognando di essere il nuovo Biavati per i rossoblù. Poi si innamora dei canestri: inizia con la V nera poi veste l’arancionero.
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Forse non avrà il maggior numero di gettoni di presenze in Nazionale. Forse il suo ricordo, all’ombra delle Due Torri, è rimasto patrimonio di pochi, ma Giorgio Bongiovanni, mercoledì (nato il 4 marzo, come Lucio Dalla), festeggerà il centesimo compleanno. Un secolo di vita per un distinto signore, nato nel 1926 all’ombra delle Due Torri e che, nella seconda metà degli anni Cinquanta, si sarebbe poi trasferito a Torino, dove, oltre a una squadra di pallacanestro – la Riv – gli offrivano un posto di lavoro e una squadra per la moglie, Franca. Già, un pezzo di storia della pallacanestro anche al femminile, perché la moglie, scomparsa nel 2018, di cognome faceva Ronchetti. Ha vinto tre scudetti in maglia Fiat (e quattro a Como), Franca. Ed era sorella di Liliana (quattro titoli italiani con la maglia della Comense), alla quale per lungo tempo è stata intitolata la Coppa delle Coppe al femminile.
Giorgio, a un passo dai cent’anni, vanta una buona condizione fisica e una mente lucida. Al punto che, di fatto, la dichiarazione dei redditi – argomento tabù per gran parte della popolazione italiana – se la fa da solo.
Qual è il segreto di tanta longevità e tanta lucidità? "Un piatto di pasta con il ragù non manca mai – racconta la figlia Sabrina, che tradisce un evidente accento piemontese – e per chiudere sempre una mela".
Tre figli, per Giorgio, oltre a Sabrina ci sono Cinzia e Guido e tanti nipoti, uno dei quali ha ereditato la passione per la pallacanestro, pronti a festeggiarlo.
Giorgio comincia a giocare a basket, quando ancora è palla al cesto, dalle parti di via San Mamolo. In realtà sogna di imitare le gesta di Amedeo Biavati – icona del calcio rossoblù –, ma con un pallone tra le mani è davvero più bravo.
Gioca durante la guerra nella seconda squadra della Virtus. Poi, nel 1945, nasce il Gira per il mondo dei canestri. E Giorgio, che vuole giocare, cambia casacca. Sono 31 i punti – si segna poco in quegli anni – nel 1946/47 quando il Gira viene promosso in B. Poi 48 nel campionato cadetto sempre in giallonero. E 55 nella prima stagione in serie A, allenato da Larry ’Jimmy’ Strong. I punti crescono, 116, 149, 181, 249. I 249 sono nella stagione 1952/53, la stella è Frank Germain, uno che ha occhiali con lenti spesso come un fondo di bottiglia. Ma in campo è una star. Bongiovanni, tra l’altro, si sdoppia. Regista in campo, allenatore in panchina. Il Gira è terzo. Un anno dopo, con Giorgio sempre nella duplice veste, arriva uno storico secondo posto.
Davanti alla Virtus – si gioca in Sala Borsa, sfide infuocate – e alle spalle della Borletti Milano. Che sarebbe poi l’Olimpia, che in tutta la stagione (non ci sono i playoff) perde un solo match. Contro il Gira in Sala Borsa, ovviamente. Un altro anno in arancionero poi, appunto, il trasferimento a Torino. Gioca e insegna. Tira su talenti, consiglia, suggerisce. C’è un’immagine che lo ritrae nel capoluogo piemontese accanto a un giovanissimo Ricky Morandotti. E’ uno di quelli che lancia Merlati e, sotto la Mole, dà consigli, sempre preziosi, a tutti, da Sandro Gamba a Dido Guerrieri.
E prima? Nel 1951, con la Nazionale, ottiene il bronzo ai Giochi del Mediterraneo. Ci sono anche un paio di edizione degli Europei. Tra i compagni di squadra, in azzurro, anche l’angelo biondo, al secolo Sandro Riminucci
A Torino è rimasto uno dei punti di riferimento del mondo dei canestri. Nei ritrovi è uno dei sempre presenti, insieme con gli altri ex Torino, da Charlie Caglieris a Meo Sacchetti, dal Marchese Della Valle (Carlo, il papà di Amedeo) a Pessina.
Gli stanno preparando la festa a sorpresa. Solo che, al posto di tajarin, bagna cauda e ‘bonet’, Giorgio, che non ha mai perso l’accento bolognese, preferisce tagliatelle al ragù, tortellini e torta di riso (con l’aggiunta dell’immancabile mela). Dategli torto, se ci riuscite.
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