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Dipartimento per il Sud,

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15.04.2026

La guida politica resta nelle mani del sottosegretario Sbarra. Sopite le tensioni al vertice

Finalmente il dipartimento per il Sud ha un nuovo assetto. La guida politica resta salda nelle mani di Luigi Sbarra, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al Mezzogiorno. La gestione operativa è affidata a Giuseppe Romano, Giosy per gli amici, come capo dipartimento. Le tensioni accumulate dal giorno in cui il dipartimento era sorto, con Romano pronto alle dimissioni se, da coordinatore Zes, fosse stato messo alle dipendenze di un altro alto burocrate, sono finalmente sopite. D’altro canto, non lo avrebbe meritato, laddove solo in tre mesi e mezzo del 2026 è riuscito a concedere ben 200 autorizzazioni in tutto il Mezzogiorno, che, comprese quelle degli anni precedenti, sono 1.210.A prima vista potrebbe apparire come una nomina di funzionari apicali di palazzo Chigi ma non è così. E lo dimostra l’interesse che il tema Zes suscita in tutto il governo di centrodestra. L’esternazione della Meloni in Parlamento la settimana scorsa non è stata certo la prima sortita sul tema. 

In occasione del varo della legge di Bilancio 2026, fu approvato, nel silenzio generale, un ordine del giorno, primo firmatario il deputato Stefano Candiani, che chiedeva di estendere la Zes anche alle zone delle province di Varese, Como, Sondrio e Verbania-Cusio-Ossola che confinano con la Svizzera. Una misura che interesserebbe 70 mila lavoratori frontalieri. Il partito di Salvini ci aveva provato con un emendamento alla Finanziaria, ma gli altri partners della maggioranza erano contrari. Non va dimenticato, però, che alla vigilia delle elezioni regionali nel 2025, fu propria Giorgia Meloni a decidere di estendere, a partire da gennaio di quest’anno, il regime Zes anche a Umbria e Marche. Una volta aperta la breccia, era naturale che altri avrebbero provato ad allargarla. Ma la premier, da politica accorta qual è, alle Camere è stata tranchant sul tema dell’allargamento della Zona economica speciale: restano in vita per le sole regioni del Mezzogiorno più Umbria e Marche le agevolazioni fiscali e contributive legate alla politica place-based che identifica la Zes. Rispettando così le regole europee, in base alle quali l’estensione dello strumento a tutt’Italia sarebbe in contrasto con le direttive comunitarie sugli aiuti di Stato. Mentre la velocizzazione dei tempi delle pratiche burocratiche si può estendere. 

In fondo la forza di questo strumento è proprio la semplificazione amministrativa, grazie al quale la Zes è diventata l’architrave dell’intervento di politica regionale. In un Paese dove la burocrazia la fa da padrona, l’idea della semplificazione amministrativa è un’arma potentissima, anche perché l’autorizzazione unica è decisa a livello centrale, con tempi medi di approvazione di 30 giorni, grazie all’istituzione dello Sportello unico digitale. Ragionamento che non fa una piega, in quanto ciò che più interessa il mondo imprenditoriale, a partire da Confindustria, è il superamento delle lungaggini procedurali, al Sud come al Nord. Diverso è il discorso della Fiscalità di vantaggio, perché la politica di sviluppo territoriale è tale solo se si concentra sulle specificità di un’area per creare soluzioni su misura, superando interventi standardizzati e promuovendo la coesione sociale ed economica. Ma c’è un punto politico nel discorso della Meloni, quando accenna a una più complessiva questione nazionale, rispetto alle vecchie questioni meridionali e settentrionali, che avrebbe un senso se il divario tra le due Italie fosse in via di superamento. Cosa che invece non è, mentre per di più stanno finendo i soldi del Pnrr, come hanno spiegato su questo giornale prima Paolo Grassi e ieri Luca Bianchi e Carmelo Petraglia della Svimez. 

Oggi la distanza riguarda soprattutto la fruizione dei diritti di cittadinanza, dalla salute al welfare. Peraltro, dopo la valanga di No al referendum sulla giustizia espresso dal Mezzogiorno e le resistenze anche dentro la maggioranza al progetto di autonomia differenziata del ministro leghista Roberto Calderoli, il centrodestra rischia, se insisterà su questa via, di essere sonoramente sconfitto alle elezioni politiche del prossimo anno. Ora il dipartimento per il Sud, grazie al suo assetto definitivo, potrà anche decidere come combinare lo strumento Zes, integrando politiche di coesione e politiche industriali, così da indirizzare gli incentivi verso filiere coerenti con l’agenda europea e le potenzialità dei territori meridionali. Sarebbe un modo per utilizzare le risorse della politica di coesione in tempi ragionevolmente brevi, evitando disimpegni, e con una finalità di reale sviluppo del Mezzogiorno.

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