Il Csm è il peggior nemico dei magistrati
Diceva Falcone: se i valori dell’autonomia e dell’indipendenza sono in crisi, questo dipende in maniera non marginale dalla crisi che da tempo investe l’associazione dei giudici, rendendo l’Anm un organismo diretto alla tutela di interessi corporativi. Le correnti dell’Anm si sono trasformate in macchine elettorali per il Csm. Io non ho l’autorevolezza di Falcone ma penso la stessa cosa.
È in corso una tele-riunione. Ascolti, e intanto metti un po’ ordine in vecchie carte. Ti imbatti in un paginone: “Il Csm è un verminaio. Falcone capì tutto trent’anni fa”. È un’intervista a Giuseppe Ayala curata da Aldo Torchiaro, pubblicata su “Il Riformista” del 3 giugno 2020.Una lunga intervista; merita. Attualissima.
Giuseppe Ayala, Pm antimafia per anni affiancato al pool di Falcone e Borsellino, dall’alto dei 75 anni appena compiuti ha ancora tanta voce, quanta memoria. “The voice”, lo chiamava Falcone: “Tu sei la Voce, ma la canzone la scriviamo insieme”. E poi andavano a far cantare gli imputati, nelle aule di giustizia in cui Ayala teneva le requisitorie. “Nell’aula bunker del maxiprocesso rimasi chiuso dentro per otto giorni e otto notti: per sicurezza dovevo rimanere blindato”. Una storia di magistratura in prima linea, negli anni roventi dello scontro frontale con Cosa Nostra. “Ero un Pm competitivo, dicevano di me Borsellino e Caponnetto. E posso dire di non aver mai perso un processo”. In quegli anni, nessuna comparsata televisiva. Una passione civica mai sopita lo porterà invece a Roma, dove è stato parlamentare quattro volte: due alla Camera e due al Senato. Oggi è vicepresidente della Fondazione Giovanni Falcone e gira le scuole per portare la memoria della sua guerra alla mafia.
Che cosa sta succedendo alla magistratura?Non conoscevo da vicino i modi di fare di certi personaggi rappresentativi del Csm. Ma sostengo da anni che il Csm è il peggior nemico dei magistrati. Il ministro della Giustizia Vassalli una volta disse: “Ogni Csm riesce ad essere peggiore del precedente”. E questi tempi non fanno eccezione. È emerso un verminaio.
Non è sorpreso, quindi.Diceva Giovanni Falcone nel 1988: “Se i valori dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura sono in crisi, questo dipende in maniera non marginale dalla crisi che da tempo investe l’associazione dei giudici, rendendo l’Anm un organismo diretto alla tutela di interessi corporativi. Le correnti dell’Anm si sono trasformate in macchine elettorali per il Csm e quella occupazione delle istituzioni da parte dei partiti politici, che è alla base della questione morale, si è puntualmente presentata in seno all’organo di governo della magistratura con note di pesantezza sconosciute anche in sede politica”. Io non ho l’autorevolezza di Falcone, ma penso la stessa cosa.
Che cosa le ha insegnato la sua esperienza politica?I tre poteri di Montesquieu devono rimanere indipendenti, la confusione e la debolezza della politica implicano il rafforzamento del potere giudiziario, e non è mai un bene. Se le istituzioni fossero forti, autorevoli, indiscutibili, chi esercita altre funzioni tornerebbe nel suo alveo.
E lei quando decise di passare dalle aule giudiziarie a quelle del Parlamento?Giorgio La Malfa mi telefonò e mi disse di andarlo a trovare. Ero con Falcone, che........
