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I Socialisti democratici d’America e il rischio di un nuovo 11 settembre

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17.09.2026

Sono già trascorsi 25 anni dagli attentati terroristici dell’11 settembre 2001. Il leader di al-Qaeda, Osama bin Laden, è morto, ma l’ideologia da lui alimentata e diffusa è ancora viva e vegeta. Anzi, potrebbe essere oggi ancora più radicata nelle società islamiche di quanto non lo fosse un quarto di secolo fa.

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman sembra ripercorrere le orme di molti dei suoi predecessori. Cerca di conciliare le riforme interne con il tentativo di assecondare gli islamisti, sostenendo all’estero gruppi jihadisti. Dalla Libia allo Yemen, dal Sudan alla Somalia, l’Arabia Saudita sostiene i Fratelli Musulmani e altri gruppi estremisti. Turchia, Pakistan e Qatar sfruttano rapporti personali e interessi economici con esponenti di primo piano della politica per sottrarsi alle responsabilità legate al finanziamento del terrorismo.

Il punto non è chiedersi se ci sarà un nuovo 11 settembre, ma da dove potrebbe arrivare: dalla Turchia, dal Pakistan, dall’Arabia Saudita e/o dal Qatar. La crescente vulnerabilità degli Stati Uniti a nuovi attentati terroristici di massa non dipende soltanto dalla volontà dei nemici del liberalismo, ma anche dalla crescente tendenza di gruppi generalmente ostili alla politica estera americana a ostacolare quella cooperazione internazionale indispensabile per sventare sul nascere i piani terroristici.

Gli Stati Uniti non hanno mai........

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