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Tutti perdenti. In amore e in guerra

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22.06.2026

Oltre alle guerre senza vittorie che cosa c’è di peggio? Quando la verifica di fatto dà come risultato che i contendenti in campo sono “tutti perdenti”: questo è lo zenit delle guerre inutili mediorientali anche secondo l’editorialista più famoso del New York Times, Thomas Friedman. E tali sono i leader di Israele, Iran, Hezbollah, Hamas e (purtroppo per noi) degli Usa, con una Presidenza come quella attuale che è un pendolo imprevedibile, per cui nessuno conosce l’ora esatta che segna il tempo politico di Washington.

Quando la polvere da sparo si sarà depositata sul terreno, allora per tutte le leadership coinvolte suonerà la resa dei conti, visto che da quel punto in poi dovranno per forza di cose dare conto e ragione delle proprie scelte ai loro popoli devastati da un conflitto generalizzato e senza vincitori. E se veramente esistesse una Corte Internazionale per stabilire fino in fondo le loro responsabilità, si potrebbe iniziare con la rassegna cronologica dei fatti accaduti dal 7 ottobre 2023 in poi, quando Hamas trucidò, stuprò e rapì in modo orribile 1200 civili israeliani disarmati.

Ora, che cosa mai avrà spinto Hamas (che pure si vantava di avere un’ala politica raziocinante, gerarchicamente sovraordinata, in teoria, a quella militare) a mettere in atto una simile strage? L’unica ragione plausibile sta nel volere nel modo più cruento possibile richiamare l’attenzione mondiale sulla questione palestinese, messa in ombra dagli accadimenti internazionali come la guerra in Ucraina e dal possibile coinvolgimento dell’Arabia Saudita nella politica degli Accordi di Abramo, sottoscritti da Donald Trump e avallati da Joe Biden.

La speranza di Yahya Sinwar e dei suoi miliziani più feroci era verosimilmente quella che un’invasione simbolica di Israele avrebbe scatenato un sollevamento generale delle forze della........

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