Un chilo d’anima
Roberto Arduini, voce di Rai Radio e conduttore de “I Lunatici”, affida a Un chilo d’anima un racconto profondamente personale: il rapporto con il proprio corpo, il disturbo alimentare, le ferite lasciate dalle parole dell’infanzia e quel lungo percorso che lo ha portato a comprendere che il peso più difficile da perdere non è necessariamente quello indicato dalla bilancia.
Un libro che diventa anche una riflessione sulla nostra società, sul culto dell’immagine e sul bisogno, spesso doloroso, di sentirsi abbastanza. Oggi Roberto ci racconta cosa significa togliere la maschera e trasformare una fragilità privata in una storia capace di parlare a tutti.
Roberto, partiamo dal titolo: Un chilo d’anima. È un titolo molto potente. Che cosa rappresenta quel “chilo”? È un peso reale o soprattutto simbolico?
È entrambe le cose. Perché per molti anni io ho dato ai chili un potere enorme: un chilo in più poteva rovinarmi una giornata, uno in meno poteva farmi sentire migliore. Come se la bilancia non misurasse soltanto il corpo, ma anche il mio valore.
Un chilo d’anima nasce proprio da questo paradosso. Ho perso più di cinquanta chili, ma a un certo punto ho capito che la parte più pesante di me non era quella che si poteva pesare. Era tutto quello che mi portavo dentro: la vergogna, il giudizio, la paura di tornare quello che ero, il bisogno di piacere agli altri.
Quel chilo è simbolico. È il peso invisibile che nessuna bilancia riesce a registrare.
Nel libro racconti una storia molto personale. Quanto è stato difficile togliere la maschera e raccontare pubblicamente le tue fragilità?
Molto. Anche perché io faccio un mestiere strano: ogni notte chiedo agli altri di raccontarsi. Chiedo alle persone di telefonare in radio e mettere sul tavolo pezzi della propria vita. Poi però, quando è toccato a me, ho scoperto quanto sia difficile fare quello che per anni avevo chiesto agli altri. Ci sono cose che avevo raccontato pochissimo, altre che avevo nascosto benissimo. E scriverle significava renderle reali. La cosa più difficile non è stata raccontare che sono arrivato a pesare 130........
