La guerra all’Iran è la Guerra d'inverno degli Stati Uniti?
Sono impressionanti le analogie tra la Guerra d'inverno di Joseph Stalin e la guerra all’Iran di Donald Trump, due conflitti mal gestiti che hanno messo a nudo le debolezze di una grande potenza
Il recente memorandum d’intesa raggiunto tra Iran e Stati Uniti ha sollevato un importante interrogativo tra analisti ed esperti. Washington ha deciso di porre al conflitto con l’Iran accettando condizioni considerate troppo favorevoli a Teheran? E questa percezione potrebbe spingere gli avversari degli Stati Uniti a mettere alla prova la capacità di risposta della potenza americana sulla scena internazionale? Secondo alcuni critici, l’accordo mette in luce i limiti della capacità coercitiva di Washington e potrebbe incoraggiare gli Stati rivali ad assumere un atteggiamento più assertivo, nella convinzione che gli Stati Uniti non siano disposti o non siano in grado di sostenere i costi di un’ulteriore escalation.
Questo timore non può essere semplicemente ignorato; la storia insegna che i conflitti onerosi affrontati dalle grandi potenze possono alimentare pericolosi fraintendimenti nelle valutazioni dei loro avversari. Un’operazione militare può conseguire risultati limitati sul piano tattico, ma finire comunque per proiettare un’immagine di vulnerabilità se viene percepita come più lunga, più gravosa o meno decisiva rispetto alle aspettative iniziali.
Uno degli esempi più lampanti di questa dinamica è rappresentato dall’invasione sovietica della Finlandia, avvenuta tra il 1939 e il 1940 e passata alla storia come Guerra d’Inverno. L’Armata rossa riuscì infine a costringere la Finlandia ad accettare pesanti concessioni territoriali, ma la sua prestazione tutt’altro che brillante contro un avversario molto più piccolo compromise gravemente la reputazione militare dell’Unione sovietica in Europa. La Germania nazista, già rafforzata dalle rapide vittorie ottenute in Polonia e in Francia, trasse conclusioni fuorvianti dalle difficoltà incontrate dall’Armata Rossa in Finlandia.
Insieme alle purghe condotte dal dittatore sovietico Joseph Stalin contro il Corpo degli ufficiali dell’Unione sovietica, la Guerra d'inverno contribuì a rafforzare nella Germania l’idea che l’Urss potesse essere sconfitta rapidamente. Questo errore di valutazione alimentò la sicurezza con cui venne pianificata l’Operazione Barbarossa, l’invasione tedesca dell’Unione sovietica nel giugno del 1941: un’operazione che alla fine segnò la rovina della Germania nazista e cambiò il destino del mondo.
Il raffronto tra la Guerra d'inverno e il recente conflitto tra Stati Uniti e Iran non deve essere interpretato come un’equivalenza storica. Gli Stati Uniti non sono l’Unione Sovietica di Stalin, così come l’Iran non corrisponde alla Finlandia dell’epoca. L’analogia, tuttavia, rimane significativa perché mette in evidenza un elemento ricorrente nella storia delle grandi potenze: un Paese può entrare in guerra per ragioni di sicurezza ritenute legittime, ma allo stesso tempo perseguire obiettivi politici più ampi che rendono il conflitto più complesso e possono modificarne la lettura nel periodo successivo. In entrambi i casi, il divario tra gli obiettivi di sicurezza proclamati e le finalità strategiche più ampie ha inciso sul modo in cui gli osservatori esterni hanno valutato la natura e gli effetti del conflitto.
Le preoccupazioni per la sicurezza degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica alimentano sconsiderati avventurismi Nel caso sovietico, le preoccupazioni di Mosca in materia di sicurezza non erano del tutto infondate. Leningrado si trovava pericolosamente vicina al confine finlandese e i leader sovietici temevano che il territorio finlandese, le isole del Golfo di Finlandia o le installazioni navali potessero essere utilizzati da una potenza ostile per minacciare la città e l’accesso sovietico al Mar Baltico. Nell’ottobre del 1939, Stalin chiese modifiche al confine sull’Istmo di Carelia, la cessione di diverse isole finlandesi nel Golfo di Finlandia, parte della Penisola dei Pescatori e l’affitto a lungo termine del porto di Hanko per installarvi basi navali e aeree sovietiche. In cambio, Mosca offrì alla Finlandia territori nella Carelia sovietica. L’obiettivo dichiarato era quello di creare una zona cuscinetto strategica attorno a Leningrado.
Quasi un secolo dopo, gli Stati Uniti sono entrati in guerra spinti da preoccupazioni di sicurezza altrettanto concrete. Il programma nucleare iraniano, le sue capacità missilistiche e la rete di partner regionali e proxy rappresentavano da tempo una sfida per gli interessi statunitensi e per gli alleati americani in Medio Oriente. Le preoccupazioni legate alla proliferazione nucleare, agli attacchi contro le forze statunitensi e alla crescente influenza regionale dell’Iran non erano frutto di invenzioni. Esse........
