La scienza odierna tra scientismo e terrapiattismo
“L’autentica minaccia che grava sulla scienza viene dalla scienza stessa e accade attraverso essa […]. La minaccia viene dal fatto che ognuno vuole avere o trovare nella scienza la propria quiete, invece d’impegnarsi nell’inquietudine del domandare”: così Martin Heidegger descriveva la condizione minacciosa e minacciata della scienza dopo la metà del XX secolo sintetizzando quello che può essere definito uno dei due mali della scienza odierna, cioè lo scientismo.
La scienza, infatti, oggi – da almeno diversi decenni in realtà – è stretta e costretta tra l’incudine dello scientismo e il martello del terrapiattismo: da un lato, una parte cospicua del mondo scientifico pretende una fede cieca e irrazionale nei confronti della scienza, come se gli scienziati avessero sostituito la casta sacerdotale nell’incedere dell’umanità verso il proprio futuro e la propria salvezza; dall’altro lato, una parte sempre più estesa della popolazione “profana”, cioè coloro che non si occupano professionalmente di scienza, si abbevera ad un radicale scetticismo gnoseologico aderendo a teorie irreali, surreali e non soltanto anti-scientifiche quanto soprattutto prive di senso e contrarie alla realtà.
In entrambi i casi l’esito è tragicamente il medesimo: una forma scomposta e proteiforme di irrazionalità: per un verso l’irrazionalità dell’accettazione fideistica che la scienza oggi pretende; per altro verso l’irrazionalità........
