Congedo paritario: insistere testardamente
Nel paese della retorica sulla mamma impera la solitudine delle madri. Quella che determina la loro uscita dal mercato del lavoro dopo il primo figlio. Quando si esaminano i dati Istat sull’inverno demografico si leggono le conseguenze di quella solitudine. A cui va aggiunto il tunnel di una società che invecchia e non sa dare prospettive ai più giovani. Molti e sempre di più la loro prospettiva la cercano fuori dal nostro paese. La scelta di mettere al mondo dei figli non deve essere certo un obbligo. E neppure la condizione per una donna per essere riconosciuta socialmente. Ma oggi spesso siamo di fronte alla rinuncia ad un desiderio da parte di una generazione incerta sul proprio futuro.
C’è una responsabilità politica fortissima nello scegliere di mettere al centro delle scelte di politiche pubbliche il futuro: delle persone, dell’economia, del nostro welfare. O nel rinunciare a farlo. La proposta di congedo obbligatorio paritario tra madri e padri presentata da Elly Schlein, appoggiata da tutta l’opposizione, è una ottima proposta di futuro, di cambiamento culturale e di modelli sociali, di investimento sull’occupazione femminile e sulla crescita dei figli. Radicale come deve essere per fare da grimaldello. È la solitudine delle madri nella cura che le spinge fuori dal mercato del lavoro, che non aiuta la crescita equilibrata dei figli, che ha un effetto negativo sull’economia, sulla sostenibilità del welfare e sulle persone. È il desiderio dei padri piu giovani di essere presenti e partecipi la novità. Da cogliere.
La proposta di legge è stata bocciata dalla Ragioneria dello Stato. Per mancanza di coperture.
È un errore grande da parte del governo scegliere di chiudere così la sfida più difficile. Sarebbe un errore grave anche da parte dell’opposizione chiuderla così. La decisione di investire su occupazione femminile e giovani ( e salari) è piu di una bandiera. È il cuore della proposta di cambiamento del nostro campo. È ha bisogno di concretezza. Di un confronto a cui chiamare mondo della scuola, delle imprese e le organizzazioni sindacali. Per costruire in quella direzione. Anche con passi successivi.
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