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La povertà materiale produce miseria psichica

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06.02.2026

La povertà materiale è in aumento esponenziale in Italia e nel mondo. In netto contrasto con il livello impressionante dello sviluppo tecnologico e una potenziale capacità produttiva che potrebbe soddisfare i bisogni di tutti gli abitanti del pianeta. Secondo Oxfam nel 2025 la ricchezza dei miliardari è aumentata di 2.500 mila miliardi di dollari in un anno, una ricchezza sufficiente a sradicare per 26 volte la povertà estrema. Secondo lo stesso rapporto i 12 miliardari più ricchi possiedono più ricchezza della metà della popolazione mondiale che vive in povertà. Una persona su quattro non ha cibo a sufficienza. In Italia il 10% della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta (ISTAT). Il 10% più ricco della popolazione detiene il 60% della ricchezza e la metà più povera (circa 30 milioni) ha solo il 7,4% (Eurostat). In quindici anni la ricchezza nazionale è cresciuta di oltre 2.000 miliardi di euro. Di questo aumento il 91% è andato al 5% più ricco delle famiglie, mentre alla metà più povera è andato appena il 2,7% (Oxfam).

La povertà materiale non rappresenta più una disfunzione del sistema delle relazioni economiche (da contenere o da ridurre il più possibile), è diventata un elemento strutturale del suo funzionamento. La produzione progressiva di povertà è un effetto ineliminabile di questo funzionamento finalizzato alla concentrazione estrema della ricchezza, ma anche uno strumento necessario al suo mantenimento. Il processo di concentrazione avanza attraverso la sregolazione del mercato e la distruzione del suo pluralismo, della sua libertà. Più che la concorrenza mira a eliminare la possibilità stessa di concorrere. Ciò implica anche la distruzione del mercato del lavoro e della contrattazione. La logica degli oligopolisti è semplice ed efficace: “Più tolgo spazio all’iniziativa dell’altro, più lo impoverisco di risorse e possibilità, più posso imporgli le mie condizioni e renderlo dipendente dalle mie decisioni”. Siamo nel trionfo della legge del più forte oggi espresso nella sua forma più radicale: “Sono e faccio quello che mi pare a prescindere da ciò che pensa e vuole l’altro”.

Questa evoluzione del potere economico si è fatta strada attraverso la globalizzazione, perché passa sopra le particolarità, le differenze, i conflitti e fa a meno delle mediazioni politiche e culturali e delle regole. Gli oligarchi della finanza hanno esautorato in grande parte i poteri politici nazionali e sovranazionali e sempre di più assumono, direttamente o indirettamente, apertamente o in silenzio, la funzione reale di governanti.    

La logica del più forte che sorregge un’economia usurpatrice del potere politico ha trovato un suo alleato oggettivo nella tecnologia e in particolare nell’intelligenza artificiale. Ne ha potenziato enormemente lo sviluppo e ha decisamente spinto il suo uso nel campo delle relazioni virtuali (in espansione rapida a spese delle relazioni reali), nella costruzione di una realtà parallela artificiale che offre un’evasione consolatoria dalle difficoltà della vita, nella sostituzione degli esseri umani, in ogni campo delle attività lavorative, dalle machine. La povertà materiale convive oggi con una povertà relazionale in ogni spazio della vita privata e pubblica che tende a degenerare in un rapporto autistico con la realtà.

Stanno sparendo le piccole realtà produttive, commerciali, culturali, associazioniste, quelle fondate su........

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