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Non sottovalutate militanti ed elettori del Pd

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11.08.2026

C’è una domanda che mi viene in mente ogni volta che leggo l’ennesimo articolo nel quale il Partito democratico viene descritto come morto, moribondo, inconsistente, privo di organizzazione, senza più un popolo e destinato, prima o poi, a dissolversi. La domanda è: sulla base di quali indicatori?

Lo chiedo sul serio, perché possiamo discutere per ore della linea politica del Pd, delle scelte della sua segreteria, dei rapporti con gli alleati, della capacità o meno di costruire un programma riconoscibile e perfino della qualità dei suoi dirigenti — ci mancherebbe — ma se da un giudizio sulla direzione politica passiamo direttamente alla diagnosi sull’esistenza del partito, allora qualche dato bisognerà pure guardarlo. E soprattutto bisognerebbe evitare di confondere due cose che non sono affatto la stessa cosa: la direzione di un partito e il partito.

È forse questo l’errore di prospettiva più grande che può commettere chi la politica organizzata non la frequenta più, o la osserva prevalentemente dai giornali, dai talk show, dai palazzi o dal proprio tinello: immaginare che il Pd coincida con la sua segretaria, con la segreteria nazionale, con i parlamentari più conosciuti, con i dirigenti che rilasciano interviste e con il consueto repertorio di retroscena sulle correnti.

Un partito è anche quello, naturalmente. Ma, nel caso del Partito Democratico, sotto c’è una struttura molto più vasta, fatta di federazioni, circoli, amministratori locali, consiglieri comunali, sindaci, iscritti, volontari, militanti; persone che aprono una sede, organizzano una riunione, preparano una festa, raccolgono firme, montano un gazebo, discutono un documento, fanno una campagna elettorale e, spesso, continuano a farlo quando nessun giornale se ne accorge. Il sito nazionale del Pd restituisce ancora una struttura territoriale articolata regione per regione e provincia per provincia, più circoli degli sportelli delle Poste; nel 2024 il partito ha inoltre raccolto con il 2x1000e 10,3 milioni di euro, cifra record, e la stessa tesoreria nazionale ha indicato nei circoli uno dei destinatari di quelle risorse.

Si può discutere di quanto questa rete sia forte ovunque, perché naturalmente forte ovunque non lo è, si può misurarne l’attività, verificare dove i circoli funzionino e dove esistano soltanto nominalmente, capire quanto siano capaci di aprirsi a persone nuove e quanto invece tendano talvolta a riprodurre se stessi. Sarebbe anzi un’analisi molto utile.

Ma è cosa ben diversa dal dire che l’organizzazione non esiste. E trovo che ignorare questa distinzione sia, oltre che un errore di analisi, anche una forma abbastanza sgradevole di rimozione nei confronti di chi........

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