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Intelligenza Artificiale, giornali e l'economia del clic

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17.03.2026

L’avvento dell’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto una trasformazione tecnologica del giornalismo. È soprattutto l’ultimo capitolo di una trasformazione economica iniziata con l’affermarsi dell’informazione digitale e con la centralità del traffico online.

Per oltre vent’anni il modello economico dei giornali sul web si è fondato su un principio semplice: più clic significano più ricavi pubblicitari. Il valore economico di una notizia è stato progressivamente misurato in termini di traffico e di engagement, piuttosto che di rilevanza o qualità editoriale. Gli editori hanno quindi adattato la produzione giornalistica alla logica degli algoritmi: titoli sensazionalistici, aggiornamenti continui, articoli brevi e facilmente condivisibili.

Questo sistema ha però creato una dipendenza strutturale dalle piattaforme digitali. Oggi Google, Meta e le grandi piattaforme tecnologiche controllano la maggior parte della pubblicità online, lasciando agli editori tradizionali una quota sempre più ridotta dei ricavi generati dal traffico digitale.

Negli ultimi anni il problema si è aggravato. Il traffico proveniente dai motori di ricerca e dai social network, che per lungo tempo ha sostenuto l’economia dell’informazione online, sta diminuendo rapidamente. Secondo alcune analisi sui siti editoriali, la quota di visite provenienti dalla ricerca Google è passata dal 51% nel 2023 al 27% nel 2025, segno di una profonda trasformazione nei meccanismi di accesso alle notizie. La diffusione di strumenti di intelligenza artificiale integrati nei motori di ricerca rischia di accentuare ulteriormente questo fenomeno. Le nuove funzioni di sintesi automatica forniscono direttamente agli utenti le informazioni essenziali, riducendo il bisogno di aprire l’articolo originale. In alcuni casi si registrano perdite di traffico comprese tra l’1% e il 25% per gli editori a causa di questi sistemi.

In altre parole, l’intelligenza artificiale non si limita a generare contenuti: cattura l’attenzione dei lettori prima che questi arrivino ai siti dei giornali. Anche in Italia la crisi economica dell’editoria riflette questa trasformazione digitale. Le vendite dei quotidiani continuano a diminuire: nel 2025 i giornali italiani hanno venduto mediamente circa 1,4 milioni di copie al giorno, con un calo del 7,4% su base annua e quasi del 30% rispetto al 2021. Parallelamente, la diffusione digitale non riesce ancora a compensare il crollo dei ricavi della carta. Gli editori sono ormai presi in una morsa: la perdita del mercato tradizionale e la dipendenza sempre più forte dalle piattaforme online. Non sorprende che in Italia siano state espresse preoccupazioni per le nuove tecnologie di ricerca basate sull’intelligenza artificiale. La Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) ha presentato un reclamo all’AGCOM contro il servizio “AI Overview” di Google, sostenendo che le sintesi generate dall’intelligenza artificiale riducono la visibilità e il traffico verso i siti delle testate, con possibili effetti negativi sulla sostenibilità economica dell’editoria.

Il paradosso è evidente: i giornali hanno costruito il proprio modello economico sul traffico digitale, ma le stesse tecnologie che hanno reso possibile quell’economia stanno ora erodendo la fonte principale dei loro ricavi.

La produzione automatizzata di testi e le sintesi generate dall’IA rischiano di ridurre l’informazione a materia prima per gli algoritmi delle piattaforme. Non è stato troppo difficile convincere i gruppi di stampa ansiosi di ridurre i costi. Segretarie di redazione, traduttori, redattori, impaginatori o social media manager utilizzano sempre più robot che automatizzano una parte delle loro attività e della loro professionalità.

Nel 2024, l’agenzia Reuters ha cominciato a imporre ai suoi dipendenti di ricorrere all’IA almeno venti volte al mese, controllando il rispetto di questa indicazione su una dashboard. L’arte del prompt (le istruzioni date a un’IA) si impone come un nuovo linguaggio professionale, una competenza la cui padronanza condiziona addirittura le prospettive di carriera.

Il gruppo tedesco Springer, proprietario di Bild e di Politico, aspira, grazie all’IA, ad “adattare meglio i contenuti ai bisogni dei singoli utenti”, poiché “i robot saranno presto più efficaci nel riportare le informazioni e i fatti”. Da giugno 2023, il tabloid più letto in Germania prevedeva il taglio di circa 200 posti su circa 1.000 dipendenti, cioè circa il 20% della redazione, nell’ambito di una riorganizzazione e della transizione verso un modello digitale guidato dall’intelligenza artificiale. Nel 2024, il 17% dei giornalisti del mondo intero dichiarava di servirsi dell’IA in modo regolare. Nel 2025 il 53% dichiarava di ricorrere a strumenti come ChatGPT, ma il 56% di loro non rileggeva nemmeno i comunicati stampa redatti dalle macchine.

In questo scenario, il giornalismo potrebbe essere relegato al ruolo di fornitore invisibile di contenuti che altri sistemi rielaborano e distribuiscono. La sfida per l’editoria non è quindi soltanto tecnologica, ma economica e culturale: trovare un modello che consenta ai giornali di sopravvivere senza dipendere interamente dall’economia dei clic.

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