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Il problema di Ranucci non è avere ragione. È pensare che basti

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03.09.2026

C’è una certa ironia nel vedere Sigfrido Ranucci dall’altra parte delle domande, non perché ci sia qualcosa di cui compiacersi e nemmeno perché le vicende che lo riguardano autorizzino qualcuno a emettere sentenze anticipate. I fatti vanno accertati e le responsabilità, se esistono, non si stabiliscono sui social né nei talk show. Il punto interessante è un altro. Per anni Ranucci ha fatto esattamente ciò che un giornalista d’inchiesta deve fare: ha chiesto conto agli altri delle loro contraddizioni, ha insistito quando le risposte non arrivavano, ha mostrato documenti, riproposto domande, inseguito interlocutori che avrebbero volentieri chiuso la conversazione. Oggi alcune domande riguardano lui ed è qui che comincia una storia molto più universale del caso Ranucci.

Siamo tutti bravissimi a pretendere trasparenza finché la trasparenza riguarda gli altri. Quando riguarda noi, improvvisamente scopriamo le sfumature, il contesto, le strumentalizzazioni, le domande poste male, i giornalisti prevenuti, le ricostruzioni parziali, a volte abbiamo persino ragione, ma avere ragione, in una crisi reputazionale, è soltanto metà del problema. L’altra metà è riuscire a non comportarsi come se il fatto di avere ragione ci autorizzasse a comunicare male. Esiste una convinzione piuttosto diffusa tra le persone molto autorevoli: pensare che ciò che hanno fatto in passato debba essere sufficiente a spiegare chi sono nel presente. È comprensibile. “Ho trent’anni di carriera, ho condotto inchieste importanti, ho denunciato sistemi di potere, ho ricevuto minacce, come si può anche soltanto dubitare di me?”. Il problema è che la reputazione non funziona così, la reputazione è un capitale, non un’immunità e c’è un paradosso ancora più crudele: più credibilità hai accumulato, più severamente verrà giudicata una tua eventuale contraddizione.

Un politico che ha costruito la propria carriera sulla legalità verrà osservato con maggiore attenzione sulla legalità. Un imprenditore........

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