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Al via i Colloqui fiorentini per cercare il “tesoro” in compagnia di Umberto Saba
Il traguardo della venticinquesima edizione, 2.200 tra studenti e professori delle superiori e al centro l’opera di un grande poeta come Umberto Saba. Da oggi fino al 7 marzo a Firenze si svolgerà l’annuale kermesse nazionale dei Colloqui fiorentini a Palazzo Wanny, promossa dall’associazione di insegnanti Diesse Firenze e Toscana con il contributo di Fondazione CR Firenze. «È un passaggio importante per una proposta che rimane innovativa per tutta la scuola italiana», afferma a Tempi Pietro Baroni, direttore dei Colloqui fin dalla loro fondazione. Saranno coinvolti 112 istituti in tutta Italia, provenienti da 18 regioni diverse, studenti di sei università italiane e la rappresentanza di una scuola di Lisbona.
“Scavar devo profondo, come chi cerca un tesoro”, il titolo dell’edizione di quest’anno, è tratto dalla poesia “Lavoro” di Saba. «Fu un poeta di levatura eccezionale, alla pari dei contemporanei Eugenio Montale e Giuseppe Ungaretti – precisa Baroni – anche se spesso nei programmi di insegnamento è sacrificato. È schiacciato tra questi due “mostri sacri” solamente poiché, a differenza loro, non ha proposto una forte innovazione poetica e linguistica della letteratura italiana». L’intento dei Colloqui è invitare gli studenti a paragonarsi con l’umanità dell’autore e le sue opere, non con le correnti letterarie in cui viene inquadrato o con le sue innovazioni stilistiche.
Umberto Poli, vero nome del poeta nato a Trieste nel 1883 e morto a Gorizia nel 1957, nei primissimi anni di vita rimane segnato prima dall’abbandono del padre e poi, a poco più di tre anni, dal brusco troncamento del rapporto con l’amatissima balia Peppa Sabaz – da cui il suo nome d’arte -. Lo aspetta una vita difficile segnata da gravi crisi psicologiche, che tuttavia non lo portarono mai a rinunciare alla ricerca «delle cose che misteriosamente gli parlano non solo di dolore, ma anche di bellezza e misteriosa positività della realtà – spiega Baroni -. Pur di fronte alla tragedia per lui la vita vale sempre la pena di essere vissuta».
Anche per questo Saba teorizza la “poesia onesta”: la realtà non deve essere sublimata, ma semplicemente raccontata nella sua verità. Non solo quella del mondo esterno, ma anche quella dell’io, senza censurarne i limiti, le cadute e le colpe. Questa dinamica crea una tensione continua nella sua produzione: Saba è combattuto tra il rinchiudersi nel proprio dolore e aprirsi alla realtà come punto di salvezza e possibilità di essere strappato da una compiaciuta disperazione. «Questa dinamica colpisce moltissimo i ragazzi, che si immedesimano in questa tensione nel loro quotidiano: aprirsi al mondo o chiudersi nell’idea di non essere compresi?».
Studenti e docenti protagonisti
Il programma dei tre giorni prevede al mattino le conferenze sull’opera e la vita del poeta triestino e al pomeriggio momenti di dialogo sull’argomento in gruppetti di studenti con la mediazione di un insegnante. «I ragazzi saranno liberi di trasmettere ciò che hanno compreso di sé negli ultimi mesi nel confronto con l’autore. Arrivano infatti a Firenze da “esperti” della materia – continua Baroni -. Durante l’anno insieme ai loro professori hanno approfondito il tema proposto dai Colloqui per produrre una tesina, condizione obbligatoria per partecipare all’evento».
A decidere di iscrivere gli studenti all’evento sono i docenti, anch’essi protagonisti della tre giorni. A loro è dedicato un momento di assemblea il venerdì pomeriggio, in cui possono confrontarsi sulle sfide che vivono quotidianamente nel lavoro. «Venticinque anni fa abbiamo cominciato io e mio padre Gilberto, presidente di Diesse Firenze e Toscana», ricorda Baroni. Oggi il solo Comitato didattico è composto da una quarantina di insegnanti provenienti da tutta Italia, che si occupano di far conoscere nelle scuole la kermesse e di organizzare incontri in presenza e online durante tutto l’anno.
Qualcosa che ti cambia dentro
«Come ogni anno tra i relatori abbiamo deciso di mantenere un equilibrio tra poeti e insegnanti», aggiunge il direttore. Interverranno i docenti Emmanuele Riu, Diego Picano, Marco Bellerio e Tommaso Pegni Fedi, il quale sabato 7 marzo terrà la relazione conclusiva dell’evento. La mattina di giovedì 5 sarà il turno invece del drammaturgo Sauro Albisani.
«L’obiettivo rimane quello di continuare a promuovere una cultura “integralmente umana”, che ha ragione di esistere solo se diventa strumento di scoperta ed esaltazione della propria persona – chiude Baroni -. Lo dico pensando ad una mia studentessa di quinta che alla fine dell’edizione dell’anno scorso mi disse tra le lacrime: “Non smettete mai di organizzarli, non avete neanche idea di quello che generano i Colloqui fiorentini dentro le persone. E non è solo una questione sentimentale, è qualcosa che ti cambia dentro”».
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