Io, giudicante per 50 anni e più: “SÌ” alla separazione delle carriere
Cari amici lettori, trentasei anni dopo l’entrata in vigore del codice di procedura penale arriva finalmente al pettine il nodo della separazione delle carriere, con il voto sulla riforma varata dal Parlamento.
I fautori del “No” affermano di voler difendere la funzione giudiziaria e l’indipendenza dei magistrati. Nulla di più falso. L’hanno dimostrato i numerosi giudici e perfino inquirenti che hanno pubblicamente sostenuto il “Sì”. Lo stesso Nordio, autore della riforma, è stato per lunghi anni autorevole pubblico ministero.
Io tengo molto al prestigio della magistratura, avendovi lavorato come giudicante per cinquanta anni e otto mesi della mia vita. Appartengo a una famiglia di magistrati: lo erano Pietro, nonno di mio nonno, Filippo mio padre, Ferdinando mio cugino e lo è Ferdinando mio figlio. Da trentasei anni a questa parte sostengo la necessità della separazione, poiché il processo introdotto nel 1990 equipara gli accusatori ai difensori e non ai giudicanti.
I pubblici ministeri sono una delle parti, i giudicanti debbono essere al di sopra delle parti. Con l’esercizio della professione, gli appartenenti alle due diverse categorie si formano mentalità profondamente........
