Se ascoltare un battito cardiaco è una “cattiveria”
Il confronto televisivo sull’aborto e una domanda sulla libertà, sull’informazione e sul valore della vita nascente. Un battito cardiaco può essere una “cattiveria”? È la domanda che mi sono posto ascoltando Bianca Berlinguer nel confronto televisivo con Roberto Vannacci, quando ha definito una “cattiveria” la possibilità di far ascoltare a una donna che intende interrompere la gravidanza l’attività cardiaca dell’embrione o del feto che porta in grembo.
Una frase che merita di essere discussa non sul terreno della contrapposizione politica, ma su quello della medicina, dell’etica e, soprattutto, del rispetto della persona. Perché una donna che si trova ad affrontare una gravidanza difficile dovrebbe essere protetta dalla conoscenza della realtà biologica che sta vivendo? Informare significa necessariamente condizionare? Credo di no. La medicina conosce bene la differenza tra informazione e pressione.
Un medico deve informare il paziente con chiarezza, correttezza e sensibilità, lasciandogli spazio per le proprie decisioni. Anche nel caso dell’interruzione di gravidanza non dovrebbe esserci posto per la coercizione o per la colpevolizzazione. Ma da questo non deriva che l’informazione debba essere sottratta. Nelle prime fasi della gravidanza, l’ecografia può documentare l’embrione e rilevare l’attività cardiaca embrionale; successivamente si parla di attività cardiaca fetale.
È un dato clinico che testimonia lo sviluppo di un organismo umano vivente.........
