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Iran, le mosse coperte di Trump sui marines: “Non schiero truppe sul terreno”. E Teheran bombarda le raffinerie nel Golfo

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20.03.2026

A sinistra, raid su Teheran: secondo Nessuno tocchi Caino, la guerra in Iran ha causato circa 5mila vittime

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Roma – Ormai si va avanti a bombardamenti, dichiarazioni e smentite. Il presidente americano, Donald Trump, dopo aver detto che ha chiesto espressamente al premier israeliano, Benjamin Netanyahu, di non colpire petrolio e gas iraniani, è tornato da ribadire che non ha intenzione di inviare truppe di terra, mentre il segretario alla guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha smentito che il conflitto in Iran si stia trasformando in un pantano per Washington. Ma i raid di Teheran continuano e ieri ad Haifa, nel nord di Israele, è stata colpita una raffineria.

Intanto, il tycoon si è mostrato freddo nei confronti del documento redatto da Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Olanda e Giappone, con il quale si dichiarano pronte a contribuire a un piano internazionale per garantire la sicurezza della navigazione commerciale nello strategico Stretto di Hormuz. “Gli alleati sono più disponibili, ma ormai è tardi”, ha sentenziato il tycoon, mentre Teheran avvisa: chiunque aiuti Stati Uniti e Israele diventa complice e quindi possibile bersaglio di attacchi.

Durante il suo colloquio nello Studio Ovale con la premier giapponese, Sanae Takaichi, il tycoon ieri è tornato sulla possibilità di inviare truppe in Iran, smentendo quanto pubblicato dal Wall Street Journal. “Se avessi intenzione di farlo, certamente non ve lo direi. Ma non sto schierando truppe” ha spiegato Trump. Ieri mattina, il noto quotidiano statunitense aveva scritto che il Pentagono aveva deciso di schierare in Medio Oriente la 31a unità di spedizione dei marines, una forza di intervento rapido composta da circa 2.200 marines. Uomini che potrebbero essere utilizzati per conquistare una o più isole al largo della costa meridionale dell’Iran, da usare come leva o come base per contrastare gli attacchi iraniani contro le navi mercantili. Il reparto, a bordo della nave d’assalto anfibio USS Tripoli, dovrebbe arrivare in Medio Oriente dal Giappone tra poco più di una settimana.

E, proprio davanti alla premier nipponica, Trump non ha esitato a spendere una battuta su Pearl Harbor, il raid giapponese che determinò l’ingresso di Washington nella II Guerra mondiale. Rispondendo alla domanda di un giornalista di Tokyo sul perché non avesse avvertito gli alleati dell’attacco in Iran, il tycoon ha risposto: “Volevo l’effetto sorpresa! Chi meglio dei giapponesi lo conosce? Perché non ci avete avvertito di Pearl Harbor”. La frase, accompagnata da un sorriso, ha messo in un certo imbarazzo l’omologa giapponese Takaichi. A rendere la situazione in Medio Oriente più delicata e incerta ci sono le parole del segretario al Tesoro, Scott Bessent, che non esclude che l’isola iraniana di Kharg, al centro del settore petrolifero iraniano possa passare sotto il controllo degli Stati Uniti.

Il segretario alla Guerra, Pete Hegseth, ieri è tornato a parlare per la quarta volta dall’inizio del conflitto. A chi accusa gli Usa di scivolare verso un abisso senza fine, una guerra infinita o un pantano, ha risposto: “Niente potrebbe essere più lontano dalla verità”. Per Hegseth si tratta di una guerra “mirata e di precisione”, in altri termini “diversa da quelle condotte da politici sconsiderati come Bush, Obama e Biden”. In questo contesto il Pentagono e la Casa Bianca intendono chiedere al Congresso 200 miliardi di dollari per finanziare le operazioni. “Servono soldi per uccidere i cattivi”, ha detto Hegseth. “È un piccolo prezzo da pagare”, ha osservato Trump. Un messaggio che fa poco per rassicurare i repubblicani e gli americani nell’anno elettorale.

Dal canto suo Tel Aviv, non tenendo in considerazione le richieste di Trump, ha attaccato il maxi giacimento di gas iraniano di South Pars, uno dei più grandi al mondo. I pasdaran hanno risposto colpendo i siti petroliferi in Qatar, una delle più importanti raffinerie della compagnia petrolifera del Kuwait e la raffineria saudita di Samref. Fuoco anche su Israele, con una raffineria colpita ad Haifa.

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