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Dazi, le conseguenze politiche della bocciatura: “Repubblicani spaccati, battuta d’arresto al tycoon”

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22.02.2026

Roma, 22 febbraio 2026 – Un presidente determinato ad andare avanti con una politica commerciale che non convince nemmeno la Corte Suprema americana e adesso potrebbero sorgere nuove divisioni all’interno dello stesso Partito Repubblicano. Raffaella Baritono, professoressa di Storia e politica degli Stati Uniti all’Università di Bologna ha spiegato perché i dazi del tycoon piacciono poco anche ai giudici.

I dazi voluti da Donald Trump non convincono nemmeno la Corte Suprema americana. Come interpreta questa decisione, considerando la maggioranza conservatrice dell’organo?

"Occorre ricordare che una parte dei giudici conservatori adotta una lettura molto rigorosa della Costituzione. Proprio per questo ha ritenuto che la politica dei dazi promossa da Trump, applicata in modo molto estensivo, violasse l’equilibrio dei poteri previsto dall’ordinamento americano. La Corte ha contestato l’uso della legge sull’emergenza commerciale del 1977, interpretata dall’amministrazione in modo troppo ampio su una materia che la Costituzione affida invece al Congresso. Si tratta quindi di una battuta d’arresto politica per Trump e, allo stesso tempo, di un tentativo di ristabilire il principio di separazione dei poteri, evitando un’eccessiva concentrazione di competenze nelle mani dell’esecutivo".

Possiamo attribuire alla sentenza anche un valore politico?

"Senza dubbio sì, ma non è un’anomalia. Storicamente la Corte Suprema interviene quando la politica oltrepassa i limiti costituzionali o lascia aperti conflitti istituzionali. Negli Stati Uniti il potere giudiziario è parte integrante del sistema di governo e contribuisce al bilanciamento tra legislativo, esecutivo e giudiziario. In questo senso, la dimensione politica delle decisioni della Corte è strutturale al funzionamento del sistema americano".

Che cosa può accadere ora? Trump può aggirare la decisione?

"Trump tenterà probabilmente nuove strade, utilizzando altre norme commerciali che consentono al presidente di intervenire in presenza di pratiche scorrette o squilibri nei deficit commerciali. Si tratta però di procedure più lunghe e legate a casi specifici, difficilmente applicabili in modo generalizzato. Resta l’opzione di coinvolgere il Congresso, ma la sentenza ha rafforzato le posizioni critiche interne allo stesso Partito Repubblicano. Diversi parlamentari, già scettici, potrebbero ora prendere ulteriormente le distanze da una politica dei dazi che rischia di tradursi in un aumento dei costi per i consumatori americani".

Questo scontro può pesare sulle elezioni di midterm?

"Potrebbe avere effetti sia economici sia politici. Rimane aperta, ad esempio, la questione di eventuali rimborsi a Paesi e aziende colpiti dalle tariffe, elemento che alimenta incertezza economica. Sul piano politico, la decisione della Corte può accentuare divisioni nel Partito Repubblicano proprio alla vigilia del voto. Inoltre, la Corte Suprema dovrà pronunciarsi anche su temi sensibili come l’interpretazione del XIV emendamento e dello ius soli, dossier destinati a incidere ulteriormente sul clima elettorale. La politica americana resta però estremamente fluida: con mesi ancora davanti al voto, è difficile prevedere oggi quale sarà l’impatto reale di questo scontro istituzionale".


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