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La versione di Cinturrino: “Volevo spaventarlo, non ucciderlo. I colleghi sapevano della pistola nello zaino”

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24.02.2026

Milano – Due ore di interrogatorio a San Vittore in cui Carmelo Cinturrino, il poliziotto di 41 anni in carcere con l’accusa di omicidio volontario per aver ucciso il pusher Abderrahim Mansouri, ha confessato davanti al gip Domenico Santoro di aver sparato. È stato un interrogatorio circoscritto al fatto-omicidio, ha confermato in serata il procuratore capo Marcello Viola, presente in carcere. Trattandosi di interrogatorio di convalida del fermo, non ci sarebbero state domande sul quadro generale in cui è maturata l’uccisione di Mansouri, né su eventuali fiancheggiatori, elementi che non rilevavano ai fini della (scontata) convalida e che saranno approfonditi nelle prossime settimane, stando a quello che ha confermato la procura.

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Punto da chiarire, ai fini di altre eventuali iscrizioni, la pistola a salve presente dentro lo zaino: solo su questo elemento Cinturrino ha confermato martedì mattina quello che già aveva ammesso a caldo e cioè che tutti i colleghi indagati sapevano che all’interno della valigia c’era un’arma. Come ha riferito poi il suo difensore, l’avvocato Piero Porciani, l’agente ha “ammesso le sue responsabilità e ha chiesto scusa a tutti quelli che si sono fidati di lui”. Tranne alla famiglia di Mansouri, ha fatto notare la legale della controparte, Debora Piazza.

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"Ha pregato per la vittima e confessato gli errori al gip”

Cinturrino ha anche detto “di aver pregato per la vittima e di aver confessato davanti al gip tutti i suoi errori”. Ha negato, invece, fermamente di aver chiesto il pizzo agli spacciatori e negato anche che ’Zack‘ Mansouri fosse una vecchia conoscenza. “L’ho riconosciuto perché il suo volto era nelle foto segnaletiche degli spacciatori abituali della zona, ma non ho mai avuto alcun rapporto personale”. Dichiarazioni confermate anche dalla sua compagna Valeria, portinaia di uno stabile di Corvetto in cui i due convivevano: “È sempre stato un bravo poliziotto, ammirato da tutti i colleghi, è falso che fosse un corrotto, ma se ha sbagliato pagherà”.

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"Ho perso la testa, poi la messinscena”

Cinturrino, sempre nel corso dell’interrogatorio, ha raccontato di essersi impaurito quando si è accorto che Mansouri aveva un oggetto in mano e di aver scoperto solo in un secondo momento che era un sasso. Dopo aver sparato, il poliziotto ha detto ancora di “aver perso la testa e quindi di aver fatto la messinscena”. Anche perché sa bene - ha precisato il legale al termine dell’interrogatorio - “cosa accade a loro quando sparano. Ha tentato di mettere una toppa”. Da qui l’ordine al suo collega di andare al commissariato Mecenate a prendere la replica della pistola. “Un’arma giocattolo che non doveva essere tracciata - ha sottolineato ancora il difensore - e che aveva trovato ancora prima del Covid in zona Lambro e l’aveva conservata”.

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"Il martelletto? Lo usava per dissotterrare la droga dei pusher”

A chi ha chiesto se è vero che girasse con un martello, Porciani ha replicato: “Era un martelletto che usava per dissotterrare la droga che i pusher nascondono nel boschetto di Rogoredo. Qualche volta aveva anche una paletta”, ha precisato. Intanto il legale attende l’esito degli esami balistici per avere conferma al suo sospetto, cioè che il proiettile abbia impattato contro un altro oggetto prima di colpire Mansouri alla testa perché il suo assistito “non voleva ucciderlo, voleva solo spaventarlo”.

E Porciani, che per lui ha chiesto i domiciliari, ha aggiunto: “Il capo della polizia Pisani l’ha bollato come ex poliziotto e un delinquente, ma lui è stato arrestato in ufficio mentre svolgeva il suo lavoro e delinquente è chi delinque, non chi commette un errore”.


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