“Cinturrino può uccidere ancora”. I colleghi del poliziotto: “Pericoloso e violento, fa paura” /
Milano – “Fate quello che dovete”. Il castello di bugie di Carmelo Cinturrino alias ’Luca‘ crolla lunedì mattina nel parcheggio del commissariato Mecenate. Lo sbirro con numeri da record nella trincea di Rogoredo e fama da duro tra i casermoni del Corvetto viene fermato alle 8.30 con l’accusa di aver ucciso Abderrahim ’Zack‘ Mansouri. E non per legittima difesa contro un uomo armato, come ha continuato a ribadire, bensì sparando da una distanza di 25-28 metri alla sagoma del ventottenne marocchino che stava cercando di fuggire.
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Zack Mansouri impugnava una pietra, non la pistola Beretta a salve: non ci sono impronte né Dna sull’arma
Mansouri, pusher dell’omonima famiglia che governa lo spaccio nell’area dell’ex boschetto dell’eroina, impugnava una pietra: avrebbe fatto solo il gesto di lanciarla, peraltro senza possibilità di colpire gli agenti che lo fronteggiavano. Di sicuro, non ha mai avuto la disponibilità della pistola a salve ritrovata accanto al cadavere la sera del 26 gennaio nel sentiero che corre lungo i binari della ferrovia al confine tra Milano e San Donato: sulla finta Beretta 92 non sono state ritrovate le sue impronte digitali né il Dna. C’è, invece, quello del quarantunenne messinese che, nella ricostruzione del procuratore Marcello Viola e del pm Giovanni Tarzia, l’ha sistemata vicino al corpo per una messinscena che facesse pensare a una reazione commisurata alla minaccia.
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Il testimone afghano ha dichiarato di aver assistito alla sequenza: “Era al telefono con me su Whatsapp”
Una montatura demolita dagli specialisti della Omicidi, guidati dal dirigente Alfonso Iadevaia e dal funzionario Francesco Giustolisi, e dalle indagini difensive dei legali del fratello di Mansouri, Debora Piazza e Marco Romagnoli. A 48 ore dal delitto, gli avvocati sono stati contattati da un afghano, che ha dichiarato di aver assistito alla sequenza: era a una ventina di metri e si stava preparando una dose nel momento in cui Cinturrino ha esploso il proiettile che non ha lasciato scampo a Mansouri. Dichiarazioni pienamente riscontrate. Così come quelle di un secondo testimone, che ha spiegato che ’Zack‘ era al telefono con lui su Whatsapp.
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Il collega. “Mi ha dato le chiavi della macchina, ordinandomi di andare in commissariato a prendere la valigetta degli atti”
L’omicidio è avvenuto alle 17.33, ma la chiamata al 118 è arrivata dopo 22 minuti. Un tempo che Cinturrino ha speso per costruire l’inganno. Come? Mandando il collega D.P. in ufficio a prendere la valigetta che conteneva la Beretta. Inizialmente, l’agente ventottenne ha confermato il resoconto di Cinturrino: “Ha sparato perché nel momento in cui viene puntata un’arma addosso... insomma ha fatto quello che... penso per legittima difesa”.
Successivamente, interrogato da indagato per favoreggiamento e omissione di soccorso, ha cambiato versione: “Mansouri si è spostato come se volesse cambiare direzione vedendo la pistola puntatagli da Cinturrino, che subito dopo gli ha sparato e lo ha colpito”. E poi? “Mi ha dato le chiavi della macchina, ordinandomi di andare in commissariato a prendere la valigetta degli atti”. Tornato dopo un quarto d’ora, P. ha visto Cinturrino “che ha subito aperto il cofano della macchina e ha prelevato qualcosa dalla borsa: aveva qualcosa in una mano, non ricordo quale delle due, era un oggetto nero”.
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"Cinturrino è una persona pericolosa, una persona che incute timore, è rude”
Poco dopo, “sono tornato verso il corpo di Mansouri e solo in quell’occasione ho visto che nei pressi del corpo, vicino alla mano destra, c’era una pistola”. P. avrebbe giustificato la sua condotta con la paura che il quarantunenne potesse fargli del male: già quella sera ha pensato che potesse colpirlo alle spalle “mentre andavo verso la macchina: è una persona pericolosa, una persona che incute timore, è rude”. Pure gli altri colleghi indagati lo hanno descritto “come aggressivo e violento, uso a percuotere le persone che frequentano il bosco di Rogoredo anche avvalendosi di un martello”. Uno che, per i pm, potrebbe uccidere ancora se lasciato in libertà.
