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La cameretta è la mia prigione. Quando i figli diventano «hikikomori»

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11.06.2026

Gli hikikomori d’Italia censiti sono ormai 200 mila. Adesso il fenomeno del ritiro volontario dal mondo coinvolge anche le ragazze e l’età di esordio si è abbassata a 11-12 anni. Per gli psicologi è una ribellione estrema come forma di autodifesa. Della quale, però, si sa ancora troppo poco.

Sono gli hikikomori, termine coniato alla fine degli anni Novanta dallo psichiatra giapponese Tamaki Saito, che significa stare in disparte, allontanarsi. Indica un ritiro sociale estremo e prolungato, oltre i sei mesi, il buio che cala sulla vita di molti adolescenti. All’inizio il fenomeno ha colpito perlopiù i maschi, ora raggiunti anche dalle femmine. Ragazzi che scelgono volontariamente, questa è la parola che fa rabbrividire, di rinchiudersi dentro le loro camere. In uno spazio di vuoto, di assoluta solitudine, dove smettere di combattere. Tapparelle abbassate, cuffie nelle orecchie, il vassoio del cibo lasciato fuori dalla stanza a terra. Il corpo non lavato, nascosto. Il mondo esterno che ti fa schifo, mentre tua madre batte incessantemente alla porta chiusa. Senza ricevere una risposta per anni. Alcuni genitori, nelle interviste fatte da Panorama, si sono spinti a dichiarare: «È un dolore indicibile, incomprensibile per chi non lo prova, difficile da spiegare. A volte pensiamo che vivere così sia peggio di avere un figlio morto».

L’età di esordio si è abbassata, ci sono anche preadolescenti, undici, dodici anni. Invertono il ritmo circadiano, dormendo di giorno e stando svegli la notte attaccati al computer, non riuscendo più a seguire la scuola. Un fenomeno che coinvolge in Giappone più di un milione e mezzo di ragazzi (51% femmine, 49% maschi) e tocca anche le loro famiglie, in una drammatica “doppia reclusione”, per la vergogna, lo stigma. In Corea del Sud ci sono più di 300mila ritirati. In Cina si ritiene che 33 milioni di giovani dipendenti da Internet siano semi reclusi. In Italia, secondo l’ultima ricerca promossa dall’Asl di Benevento e realizzata dall’Istituto psicoanalitico delle recherches sociali di Roma, si parla di 200 mila giovani reclusi intermittenti. Numeri da epidemia. Il sommerso, soprattutto al Sud, è inimmaginabile. Un disagio che nasce da molti fattori: una famiglia iperprotettiva, genitori carichi di aspettative, un rapporto stretto tra la madre troppo accudente e il figlio, un senso di inadeguatezza, l’ansia di rimanere indietro, di non essere all’altezza, di sentirsi “miserabili”, incapaci di sopportare responsabilità e dolore. E soprattutto un’oscura paura di fallire.

Il fenomeno degli hikikomori cresce in Italia dopo la pandemia

Si è acutizzato durante il Covid, i casi sono brutalmente aumentati in Italia e il fenomeno ha mutato volto, come spiega Antonio Piotti, psicoterapeuta e filosofo, il maggior esperto italiano di ritiro sociale in adolescenza, autore di Hikikomori post Covid: «Dopo la pandemia tutto è cambiato. Un conto sono i ritirati sociali puri, i primari, quelli che stanno........

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