Garlasco: anatomia di un processo indiziario. Come si condanna “oltre ogni ragionevole dubbio” senza la prova regina
Il delitto di Garlasco resta il caso simbolo del processo indiziario: senza confessione né arma, Stasi fu condannato da un mosaico di prove.
Ci sono delitti che entrano nella storia giudiziaria per una confessione improvvisa, per un’arma ritrovata, per una traccia biologica capace di chiudere ogni discussione. E poi c’è Garlasco. La morte di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia in via Giovanni Pascoli, non è soltanto una delle pagine più dolorose della cronaca nera italiana. È diventata, negli anni, il caso-scuola del processo indiziario, quello in cui non esiste una prova unica, assoluta, definitiva, ma una sequenza di elementi che, letti separatamente, possono apparire fragili e discutibili, mentre valutati insieme finiscono per costruire una sola immagine processuale.
È questo il cuore della condanna definitiva di Alberto Stasi, fidanzato della vittima, riconosciuto colpevole dell’omicidio e condannato a 16 anni di reclusione con sentenza divenuta definitiva nel dicembre 2015. Un verdetto arrivato dopo un percorso tormentato, pieno di assoluzioni, annullamenti, perizie, contestazioni e ombre investigative. Perché il caso Garlasco non è mai stato semplice. Non lo è stato per gli investigatori, non lo è stato per i giudici, non lo è stato per l’opinione pubblica, che ancora oggi continua a interrogarsi su una vicenda in cui la giustizia ha scritto una verità processuale, ma il dibattito pubblico non ha mai smesso di cercare altri spiragli.
La condanna senza una prova regina
Il punto da cui partire è proprio l’assenza della cosiddetta pistola fumante. Nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi non viene trovata l’arma del delitto. Non c’è una confessione. Non c’è un video. Non c’è un testimone che abbia visto l’assassino colpire. Non emerge neppure un movente fragoroso, evidente, capace da solo di spiegare la brutalità dell’aggressione.
Stasi, dal primo giorno, mantiene la propria versione. Racconta di essersi recato a casa di Chiara dopo essersi preoccupato perché lei non rispondeva al telefono. Dice di aver trovato la porta aperta, di essere entrato, di aver scoperto il corpo della fidanzata e di aver poi chiamato i soccorsi. È una versione che attraversa tutto il processo, ma che per i giudici della condanna definitiva presenta incongruenze decisive.
Nel processo penale italiano, quando manca una prova diretta, la condanna può fondarsi sugli indizi. Ma non su indizi qualsiasi. Devono essere gravi, precisi e concordanti. Significa che non basta una suggestione, non basta una stranezza, non basta un sospetto. Serve un quadro complessivo capace di superare il ragionevole dubbio. Garlasco diventa esattamente........
