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Colesterolo LDL, perché il rischio resta sottovalutato: cosa rivela la nuova mappa mondiale

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30.07.2026

Il colesterolo LDL è associato a 3,6 milioni di morti l’anno. La nuova mappa mondiale mostra chi rischia di più e quali valori controllare.

Non provoca dolore, non modifica il battito cardiaco e, nella maggior parte dei casi, può rimanere elevato per anni senza produrre alcun sintomo riconoscibile. Eppure il colesterolo LDL continua ad accumularsi nelle arterie, contribuendo alla formazione delle placche aterosclerotiche che possono ostacolare il flusso del sangue e, nel tempo, favorire infarto e ictus.

A riportare l’attenzione su questo “nemico silenzioso” è una nuova analisi del Global Burden of Disease Study 2023, pubblicata il 29 luglio 2026 sulla rivista scientifica JAMA. Secondo le stime dei ricercatori, nel solo 2023 livelli elevati di colesterolo LDL sono stati responsabili di circa 3,6 milioni di morti, pari al 6 per cento di tutti i decessi registrati nel mondo, e di 90,7 milioni di anni di vita sana persi a causa di morte prematura o disabilità.

Il dato non significa, naturalmente, che su 3,6 milioni di certificati di morte compaia la parola “colesterolo”. Si tratta di una stima epidemiologica della quota di decessi per cardiopatia ischemica e ictus ischemico attribuibile all’esposizione a livelli elevati di LDL. Il valore è accompagnato da un intervallo di incertezza piuttosto ampio, compreso tra 2,2 e 5,4 milioni di morti, ma restituisce comunque la dimensione globale di un fattore di rischio ancora largamente sottovalutato.

La nuova mappa mondiale del colesterolo LDL

Per costruire la nuova mappa, i ricercatori hanno stimato i livelli medi di LDL nella popolazione utilizzando i dati di 806 studi condotti in 161 Paesi. Hanno poi applicato i rischi ricavati dalle meta-analisi di 38 sperimentazioni cliniche randomizzate, analizzando la popolazione adulta dai 25 anni in su in 204 Paesi e territori.

Il risultato mostra un mondo diviso. Nel 2023 i tassi standardizzati di anni di vita sana persi attribuibili all’LDL erano più elevati nell’Europa orientale e più bassi nell’area Asia-Pacifico ad alto reddito. India e Cina concentravano, da sole, circa un terzo dell’intero peso globale associato al colesterolo LDL.

Il rischio si sta inoltre spostando verso i Paesi con uno sviluppo sociodemografico intermedio, dove l’aumento della popolazione, l’urbanizzazione e l’invecchiamento procedono spesso più rapidamente rispetto alla capacità dei sistemi sanitari di diagnosticare e trattare le persone a rischio.

Il paradosso: i tassi scendono, ma le morti aumentano

La ricerca contiene anche una notizia positiva. Tra il 1990 e il 2023 il tasso di mortalità attribuibile al colesterolo LDL, corretto per l’età della popolazione, è diminuito del 45,6 per cento. Nello stesso periodo il tasso degli anni di vita sana persi è sceso del........

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