Attacchi di panico, quando il cervello si convince di stare per morire
Si stima che nei Paesi occidentali una persona su quattro abbia sofferto almeno una volta nella vita di attacchi. Spesso sottovalutati, ma che invece vanno analizzati per capirne le ricadute.
Il cuore accelera, il respiro si fa corto, la paura cresce fino a occupare ogni pensiero e in pochi minuti la mente costruisce una certezza assoluta: «Sto per morire». Invece è un attacco di panico, tra le cause più frequenti di accesso al Pronto soccorso, spesso scambiato per infarto. A livello globale, le stime del World Mental Health Survey indicano che i panic attack ricorrenti riguardano circa il 13% delle persone, ma nei Paesi occidentali si arriva anche al 25% di individui che ne hanno almeno uno nella vita. Sono uno dei punti in cui il confine tra mente e corpo diventa più sfumato, mettendo alla prova pazienti, familiari e medici chiamati a distinguere un falso allarme da un pericolo reale.
A riaccendere l’attenzione su questo problema ci ha pensato il caso Belén: la showgirl argentina chiusa in casa che si rifiutava di aprire ai soccorritori, le urla in piena notte che hanno allarmato i vicini di casa, il ricovero d’urgenza al Pronto soccorso del Policlinico milanese e tutto il corollario di morbosa curiosità. La Rodrìguez, solo pochi mesi addietro, aveva parlato in tv dei suoi attacchi di panico, mentre anche per i malesseri di Jannik Sinner alcuni specialisti (e anche l’ex tennista Flavia Pennetta) hanno ipotizzato un problema di questo tipo.
Ma per capire cosa accade davvero durante una crisi d’ansia grave, bisogna partire da una recentissima scoperta delle neuroscienze. «Per molti anni abbiamo pensato all’attacco di........
