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Partire da soli non fa più paura: gli italiani scelgono la libertà del viaggio in solitaria

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25.07.2026

Niente compromessi su orari, itinerari e destinazioni: per il 42 per cento degli italiani il principale vantaggio del solo travel è potersi muovere in completa autonomia. Donne più attente a sicurezza e organizzazione, uomini più sensibili al comfort

Una volta partire da soli poteva sembrare una soluzione di ripiego: nessun amico disponibile, ferie non coincidenti, una relazione appena finita. Oggi il viaggio in solitaria viene sempre più spesso scelto intenzionalmente. Non come fuga dalla compagnia degli altri, ma come occasione per riprendersi il controllo del proprio tempo, seguire i propri ritmi e decidere senza dover continuamente negoziare.

È soprattutto questa promessa di autonomia a conquistare gli italiani. Secondo un sondaggio condotto da OnePoll per eDreams, il 42 per cento sceglierebbe di viaggiare da solo per godere della massima libertà di movimento: il dato più alto tra i Paesi analizzati e superiore alla media internazionale, ferma al 38 per cento.

Il fascino del solo travel, insomma, non consiste necessariamente nel voler restare isolati. Significa svegliarsi senza dover concordare l’orario della colazione, cambiare programma all’ultimo momento, trascorrere tre ore in un museo senza sentirsi in colpa oppure rinunciare a una visita per sedersi in un bar e osservare la città.

È un lusso semplice ma sempre più raro: poter scegliere.

Non solo libertà: partire per mettersi alla prova

Dietro la voglia di viaggiare da soli non c’è però soltanto il desiderio di sottrarsi ai compromessi. Un italiano su quattro considera questa esperienza un modo per conoscersi meglio, mentre la stessa percentuale partirebbe perché amici e familiari non sono disponibili.

Il 21 per cento vede nel viaggio un’occasione per incontrare persone nuove e il 18 per cento lo sceglierebbe per sperimentare qualcosa di diverso. A emergere è quindi una forma di turismo che unisce indipendenza e apertura: si parte senza compagnia, ma non necessariamente per evitare il contatto con gli altri.

Anzi, l’assenza di un gruppo può costringere a osservare meglio ciò che accade........

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