Tracce, il podcast sul terremoto in Friuli: «L’ascolto è l’unica cura per le ferite del sisma»
“Mario, Mario”. C’è la voce di una donna che nessuno ha mai, veramente, sentito. Non è il boato del terremoto, non il crollo delle stoviglie, è la voce di una madre, strozzata dalla paura. Sono due sillabe gridate nel buio di una casa che trema, in un Friuli che in cinquantanove secondi smette di essere quello di prima. Mario è Mario Garlatti, un ragazzo di diciotto anni che la sera del 6 maggio del 1976, quando la terra inizia a tremare, sta trasferendo su cassetta la sua canzone preferita dei Pink Floyd.
Alle 21 circa il braccetto del giradischi inizia a saltare sul vinile, la corrente manca, il registratore cade. Ma nel cadere, fa la cosa più straordinaria che un oggetto possa fare: cristallizzare nel futuro un momento che è passato. Cattura il sisma e cattura quel grido. Se la registrazione di Mario è diventata un documento storico, il "Mario, Mario" è rimasto a lungo un segreto magnetico, privato, intimo. La voce di una madre che strappa il figlio al silenzio.
È da quella voce che comincia Tracce, il podcast del Messaggero Veneto e di Nord Est Multimedia, scritto e narrato da Giuseppe Parisi, autore e voce del podcast, con le animazioni di Maria Virginia Moratti, le musiche originali, l'editing e il montaggio di Francesco Imbriaco, realizzato grazie al supporto di Credifriuli.
Tracce - Le voci che restano del terremoto in Friuli
Ascolta ora le quattro puntate del podcast
Quello che si eredita senza averlo........
