"Montale, Fallaci e una vita di battaglie di carta"
Per un periodo fu mio vicino di scrivania. In stanza, c’eravamo solo io e lui. Ma non diventammo realmente amici, era impossibile penetrare il silenzio di Montale. Un giorno, esce dalla stanza. Non rientra più. Avevo timore si fosse sentito male in bagno. Andai alla toilette. Era lì che armeggiava con i pantaloni. Era davvero basso di statura. Al Corriere c’erano orinatoi del tipo reso famoso da Marcel Duchamp e un lavandino. Il Nobel era alle prese con grandi manovre per arrivare con la patta all’altezza del lavandino, senza riuscirci. Tira su una gamba, poi l’altra. Un disastro. Alla fine, guardandomi, capisce che il pisciatoio è un altro.
Molto simpatico. Era amalfitano. Geniale titolista. Scopritore di talenti: Goffredo Parise e Alberto Arbasino. Per anni non ha voluto scrivere. Diceva di non essere capace. Poi iniziò. Era un fuoriclasse. Iniziarono a uscire in terza pagina elzeviri stupendi. Anni dopo, quando stavo per prendere la direzione dell’Indipendente, gli feci vedere la prima pagina anglosassone del giornale che avrei dovuto cambiare: «Come è bello e pulito! Sembra una lapide del cimitero. Vittò, si vuoije proprio dirigerlo, tu l’ha à spurcà! Mettici qualc spruzz’ e mmerda qua e là».
Garlasco, Vittorio Feltri si alza in piedi: la stretta di mano che commuove l'Italia
Tradotto: un bel titolo d’attualità, sette o otto richiami alle pagine interne, sempre un po’ di soldi, sesso, sangue. Praticamente il contrario dell’Indipendente di Ricardo Franco........
