Il Nicaragua rompe con l'Italia per proteggere un brigatista rosso
La prima segnalazione della presenza in Nicaragua di Alessio Casimirri, nome di battaglia Camillo, risale al dicembre 1982. La prima richiesta di estradizione presentata dall’Italia a Managua è del 24 settembre 1988. Rigettata. Roma insisterà per altre quattro volte. E per altre quattro volte il regime sandinista opporrà un rifiuto. Casimirri, condannato in via definitiva all’ergastolo in Italia dalla corte d’assise di Roma per il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro, la strage di via Mario Fani e altri quattro omicidi (i magistrati Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione, gli agenti di polizia Antonio Mea e Pierino Ollanu), non ha mai passato un giorno in carcere per le conseguenze della sua militanza nelle Brigate Rosse.
A Managua, protetto dal governo locale del “guerrigliero” Daniel Ortega, si è dedicato alla ristorazione - “Magica Roma” e “La Cueva del Buzo”, il “covo del sub”, sarebbero le strutture a lui riconducibili: specialità pesce - e alla pesca subacquea. Lì ha trovato anche una nuova moglie - una cittadina nicaraguense - dopo la separazione da Rita Algranati,........
