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Dai Borgia ai "re lazzaroni": quando la Spagna governava l’Italia

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09.08.2026

Sarà stato pur vero che per gli italiani “Franza o Spagna purché se magna”, ma sotto la dominazione spagnola da mangiare ce n’era davvero poco. E non solo da mangiare. Per quasi due secoli i territori della Penisola finiti sotto il Regno di Spagna furono spremuti e amministrati con un modello che storicamente ha un’accezione pressoché negativa. Ma facciamo un salto indietro rispetto al periodo che va dalla Pace di Cateau-Cambrésis del 1559 al Trattato di Utrecht del 1713, con l’appendice borbonica napoletana che cesserà nel 1861: alla fine del XIII secolo, correva il 1282, i nobili siciliani per scrollarsi di dosso proprio i francesi chiamarono in soccorso alla ribellione dei Vespri contro la tassazione angioina Pietro III d’Aragona, facendo così da battistrada alla penetrazione spagnola. Sul continente gli aragonesi arrivarono un po’ di tempo dopo, nel 1420, chiamati dalla regina di Napoli Giovanna II che temeva le solite mire egemoniche francesi, e figurarsi se il re Alfonso V poteva sottrarsi dal declinare, considerato che era soprannominato Il Magnanimo. Divenne erede al trono e due anni dopo tutto il regno era sotto il suo controllo.

L’EGEMONIA L’egemonia in altre parti d’Italia era questione di tempo e l’occasione la fornì il duca di Milano Ludovico il Moro che nel 1494 si rivolse a Carlo VIII di Francia esortandolo a rivendicare il trono di Napoli da cui si sentiva minacciato: sottovalutò la portata dell’invasione francese, allarmò il Papa Alessandro VI (lo spagnolo Rodrigo Borgia) e altri nobili italiani pronti a........

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