Così la sconfitta degli Usa ha fatto godere il mondo
Qui non si parlerà di politica, geopolitica, della Nato, dello stretto di Hormuz, non si parlerà nemmeno della trumpiana arte del Deal. Qui è in ballo “la cosa più importante delle cose non importanti” (Arrigo Sacchi, siamo ai capisaldi della materia), una landa dello spirito umano che fluttua tra l’ossimorico e l’ineluttabile, un territorio che evidentemente Donald Trump non frequenta. Parliamo del calcio, ovviamente. Non del pallone, che è ovunque ci siano animali bipedi implumi (uomini, insomma) che si contendono una palla in calzoncini provando a spedirla a calci nello spazio delimitato da due pali e una traversa. Il pallone è la precondizione del calcio, che è piuttosto trasfigurazione continua, la poesia di un controllo illogico di Messi e la prosa del Paraguay che quasi trascina la Francia ai supplementari a gomitate e campanili calciati oltre lo stadio, lo spirito dei popoli che si rispecchia nel modulo con cui si copre il campo, un gioco d’azzardo continuo, dove un improvviso lancio a tagliare la difesa può squadernare universi impensati. L’azzardo non è l’arte del negoziato, politico o commerciale, l’azzardo è l’arte di non prendere in contropiede il........
