Il dandy
Prima che io, Augusto Rodríguez, tornassi a Naranjo esquina o, anche, molto prima che io nascessi, visse e morì un uomo chiamato il dandy.
Come potei verificare in fonti diverse – lettere e quaderni di alcuni vicini, appunti, testimoni vari – e facendo riferimento a ciò che mi raccontò mio nonno, fu quell’uomo brillante che fece in modo che Jorge Luis Borges citasse Naranjo esquina in una nota che diventò famosa e che oggi è considerata non attendibile.
José Silva Sánchez o Don José – come lo chiamavano i suoi servitori – era un illustre proprietario terriero e signore di una cultura letteraria e artistica. Nei suoi momenti più brillanti fu un collezionista d’arte. Durante la sua vita da bohémien raffinata ed esclusiva gestì un piccolo aeroporto che accoglieva gli aerei che visitavano, per qualche ora, questa città del sud della provincia di Tucumán. Era proprio lui, José Silva Sánchez, che guidava un piccolo aereo che aveva comprato negli Stati Uniti. Era un pilota esperto – aveva studiato in una accademia in California – e, allo stesso tempo, aveva ingaggiato vari piloti affinché gli impartissero lezioni cercando di perfezionare il suo studio dell’arte aerea.
Da un’altra parte osé Silva Sánchez, aspirante ambientalista avant la lettre, possedeva inoltre una riserva di animali che gli abitanti chiamavano, senza molta conoscenza, “zoo privato”. Secondo quanto riportato nei diari dell’epoca, l’obiettivo di Don José era quello di curare le specie in rischio........
