Massimo Cacciari: «L’Europa recita di fare ma poi non fa. L’Ucraina? Bisogna trattare o è guerra» – L’INTERVISTA
A novembre tornerà in libreria l’edizione riveduta di Hamletica (Adelphi), il libro in cui Massimo Cacciari attraversa Shakespeare, Kafka e Beckett, vis-à-vis con una delle ossessioni che accompagnano da sempre il suo pensiero: che cosa significa agire, quando nessuna decisione sembra più capace di fondare davvero un ordine. Ma Amleto, oggi, è anche l’Europa. È la politica che recita di fare, la guerra che non sa finire, la tecnica che promette di decidere al nostro posto. Con Cacciari siamo partiti dal libro. Siamo arrivati molto presto al presente.
Professore, in Hamletica lei trasforma quasi il «to be or not to be» in «to do or not to do». Il problema di Amleto diventa riuscire ad agire sapendo che nessuna azione è davvero libera dal passato. Guardando il mondo di oggi, siamo ancora Amleto oppure siamo già diventati K. e Beckett, esseri che continuano a muoversi senza sapere più verso quale fine?
«Il passaggio che Hamletica cerca di interpretare non è tra “to be” e “to do”, quanto tra “to do” e “to act”, seguendo in questo l’interpretazione di Auden. L’indecisione conduce al non-fare, al fingere di fare, al recitare appunto. Sulla “scena” il passato non illumina più e l’attesa non è più un fare, un ad-tendere, ma una condizione immobile, un durare spazializzati. Chi si trova in una tale condizione – non aver più alcun portante passato né la capacità di attendere fini tali da conferire un senso alla propria esistenza – chi sopravvive al proprio passato e non ha l’energia che fonda l’autentica attesa, sarà, nella realtà politica, prima o dopo preda dei Fortebraccio. L’Europa in briciole è a un passo da tale destino: diventare un’impotente provincia».
Nel libro lei definisce «maledetti» i tempi in cui il vecchio ordine si è spezzato e nessuno sa........
