Da Gramsci al woke, le comiche finali
A cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta Augusto Del Noce, notevolissimo filosofo del Novecento italiano che però in quanto cattolico “antimoderno” è stato permanentemente bollato dall’intellighenzia sinistroide come un retrogrado, un fascista o addirittura un perfetto imbecille, aveva profetizzato la fine del comunismo e il crollo del suo progetto culturale.
Intuizione confermata dalla storia nei decenni successivi e che ha avuto una sua spassosa e grottesca riprova nei giorni scorsi con la clamorosa retromarcia di svariati intellettuali e intellettualesse delle meglio terrazze e dei meglio salotti del Belpaese sul tema del woke e del politicamente corretto, che forse, pare abbiano realizzato gli intellettuali e le intellettualesse di cui sopra, non è precisamente il nuovo Verbo egalitario atto a illuminare le future generazioni, ma un’accozzaglia di scemenze radical chic grazie alle quali ci si pone fuori dalla realtà e si perdono le elezioni per i prossimi duecento anni. Un contrordine compagni già tardivo e ridicolo di suo che ha toccato vertici sublimi in un editoriale dell’inarrivabile Chiara Valerio pubblicato il 24 agosto su “Repubblica” e che va letto con sacrale attenzione per gustare la supercazzola su “ok, il woke ha esagerato, ma quante cose belle ho imparato…” giusto prima di chiamare l’ambulanza e, soprattutto, un docente delle scuole dell’obbligo che insegni alla Valerio sempre di cui sopra grammatica, sintassi e punteggiatura della lingua italiana.
Ma........
