Da peso a risorsa: la rivoluzione degli anziani nell’era della silver economy
«Quando sarò vecchio sarò vecchio, quello che avrò lo avrò fatto. Vorrò soltanto stare a ricordare i giorni buoni». Così cantava Jovanotti nel 2011. Una visione di anzianità passiva e rassegnata, rivolta verso il passato. E ormai superata.
Tra corsi, attività sportive e vacanze oggi la maggior parte della popolazione anziana italiana non vive di ricordi, ma coglie a pieno le opportunità del presente, immergendosi nel qui e ora.
E mette al centro l’io, come spiega Francesca Setiffi, sociologa e professoressa dell’Università di Padova: «Innanzitutto un recente sondaggio ha mostrato che gli italiani si sentono vecchi dopo i 76 anni, nonostante i dati Istat considerino anziani già gli over 65».
Così comincia a cambiare anche la considerazione di cui godono nella società: «Una volta erano visti come un peso, una fascia molto bisognosa di aiuto e poco autonoma. Oggi la visione è cambiata, sono una risorsa perché rappresentano una classe attiva, godono ora di una legittimazione sociale».
Anche perché, oltre a essere più in forma e longevi rispetto al passato, sono anche di più: «Gli over 65 rappresentano un quarto della popolazione italiana. Occuparsi di loro significa quindi occuparsi di un italiano su quattro». Nei loro confronti l’ageismo, ovvero la discriminazione verso una determinata classe di età, è sensibilmente diminuito, almeno nel mondo del marketing.
Gli anziani sono infatti consumatori attivi. Hanno buone disponibilità economiche e le sfruttano.
In cosa investono? «Sicuramente in salute, che non significa solo accesso alle cure o assistenza, ma in generale il mantenimento di uno stile di vita sano. Non a caso tutta una serie di servizi, come le palestre, si riconfigurano per avere come target una popolazione anziana».
Lo stesso fanno le aziende, che si orientano in maniera diversa rispetto al passato: nel settore dell'abbigliamento «la popolazione anziana è........
