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Tensione a Bologna: sgomberato il cantiere del Museo dei Bambini, 6 attivisti in questura

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02.03.2026

Alta tensione tra attivisti e forze dell'ordine al cantiere per il museo dei bambini al Pilastro (foto Dire)

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Bologna, 2 marzo 2026 – La polizia è arrivata in forze, questa mattina intorno alle 7, al parco Mitilini, Moneta e Stefanini al Pilastro, per liberare il parco occupato da una cinquantina di attivisti contrari alla realizzazione del MuBa, Museo dei bambini e delle bambine. Ci sono stati momenti di tensione, con spintoni e scudi per allontanare i manifestanti, e sono sei gli attivisti portati in Questura (foto). 

Le forze dell’ordine sono arrivate con due idranti, due alari e una decina di squadre del reparto mobile. Secondo gli attivisti, un uomo sarebbe rimasto ferito e sarebbe stato stato medicato.

Il cantiere del Muba, progetto voluto dal Comune di Bologna, era stato occupato mercoledì scorso, al termine di una lunga giornata di protesta che aveva visto un attivista arrampicarsi su un albero e rimanerci per più di 10 ore. Quando è sceso i manifestanti si sono organizzati in un presidio permanente: abbattute le barriere a calci e spintoni, sono entrati nel cantiere con le tende e i gazebi montate nelle settimane precedenti. Fino a questa mattina.

Gli oppositori del Museo denunciano la perdita di verde pubblico e dicono basta alla cementificazione, mentre il Comune rivendica l’importanza del futuro museo e la riqualificazione dell’area. 

Le notizie in diretta

Al Pilastro gli attivisti si sono riuniti in cerchio per riorganizzarsi nell'area verde nei pressi del cantiere del Museo dei bambini. Per il momento restano in presidio davanti al blocco delle forze dell'ordine.

Un piccolo drappello di manifestanti si è fermato tra piazza Roosevelt e piazza Galileo con uno striscione che chiede la liberazione di tutti gli attivisti di cui è in corso l'identificazione dopo i momenti di tensione al parco del Pilastro.

Il maestro Sergio Spina è rimasto ferito nello sgombero di questa mattina. "Ho la spalla lussata  - afferma - Mi sono infortunato quando, fuori dall'area del cantiere, ho visto un poliziotto caricare con lo scudo. Ho avuto il tempo e lo spazio di distendere il braccio, cercando di attutire la botta e nell'urto la spalla è saltata".  L'uomo è stato già medicato e ha avuto una prognosi di 21 giorni. "Oggi il quartiere si è svegliato militarizzato, con uno spiegamento di forze raddoppiato rispetto al passato. Immediatamente l'area è stata sgomberata senza possibilità di resistenza. Questa amministrazione, così come il governo nazionale seppur di colore politico diverso, ha deciso che ogni elemento di conflitto sociale e richiesta democratica della popolazione debba essere trattata duramente, come un problema di ordine pubblico. Un evento figlio di una deriva autoritaria che attraversa la politica di questo Paese. Il parco rimane qua e noi rimaniamo qua".

"Quello a cui abbiamo assistito questa mattina è gravissimo - denuncia Potere al popolo -: non solo un primo assaggio del clima repressivo che si sta imponendo con il cosiddetto decreto sicurezza, ma una vera dimostrazione di forza che sostituisce ogni reale percorso di confronto", si legge nel post. "Da oltre due mesi residenti e cittadini chiedono un dialogo sul futuro di uno spazio verde centrale per la vita del quartiere, opponendosi alla sua trasformazione e alla privatizzazione degli spazi pubblici".

Gli attivisti stanno portando via le proprie cose da dentro l'accampamento, le tende sono già state tolte. Sul fronte opposto, sono già  arrivati dei camion dell'impresa che hanno il compito di recintare nuovamente l'area del cantiere (che erano state distrutte subito dopo l'occupazione) per permettere la ripresa dei lavori.

Gli appartenenti al comitato 'Mu.Basta' chiedono, attraverso i social, aiuto alla cittadinanza. "Accorrete in solidarietà", esortano. "Questa è la risposta dell'amministrazione al presidio permanente che chiede più verde per il Pilastro. Chiamiamo alla solidarietà la cittadinanza" scrivono. "Non ce ne andremo finché non verranno rilasciate tutte le persone che sono state fermate, il parco non si tocca!".

Il cantiere è pronto a proseguire: stanno arrivando i furgoni con i materiali edilizi.

L’assessore alla scuola Daniele Ara nei giorni scorsi ha sottolineato come il dialogo con chi lo chiedeva non è mai mancato. "Solo da inizio 2025, ho fatto 15 incontri pubblici con persone che hanno rispetto di una decisione democratica, ma io non ricevo chi blocca i cantieri". 

Lunedì scorso la contestazione è entrata nel vivo, in contemporanea al taglio (avvenuto) degli alberi nel parco da parte della ditta incaricata dal Comune scortata dalla polizia. Circa 30 manifestanti hanno contestato l’intervento; uno di loro, un ventisettenne di Extinction Rebellion, si è preso la prima denuncia, perché ha tentato di introdursi nel cantiere; mercoledì lo stesso attivista si è arrampicato su uno degli alberi da spostare e ripiantumare, rimanendoci abbarbicato per 10 ore (altra denuncia).

Intanto, però, fuori dal cantiere montava la protesta, gonfiata pure dall’arrivo di un nutrito gruppo di ragazzini del quartiere. Che, galvanizzati dal clima di tensione montante, hanno iniziato a battere contro le recinzioni, finendo per buttarle giù. Il cantiere, ormai indifeso, a quel punto è stato invaso dagli attivisti.  Dopo l’assalto, che ha portato con sé anche il sabotaggio di un escavatore e la distruzione di una telecamera comunale, gli attivisti hanno piantato le loro tende. Fino allo sgombero di questa mattina. 

Un comitato formato da residenti e simpatizzanti, il MuBasta, si è schierato contro il progetto del Museo dei Bambini e delle Bambine sostenendo negli ultimi giorni il presidio permanente allestito nel parco per "salvare il Pilastro dalla speculazione edilizia e dalla cementificazione". Alcuni residenti, assieme ad ambientalisti e antagonisti, avevano eretto le loro ‘barricate’: tende nello spazio dove prima c’era il cantiere, tavolini da pic-nic e un programma fittissimo di iniziative.

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