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Il rettore Zucchi e la lezione di Francesco: “Fede nei propri ideali”

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05.03.2026

Articolo: Giovanna Botteri: “Diplomazia via maestra per la convivenza”

Pisa, 5 marzo 2026 – “Abbiamo provato ad accendere un riflettore non solo su Francesco, ma sulla necessità di costruire un dibattito pubblico orientato ai valori e agli ideali, per stimolare, nell’ambito della cosiddetta terza missione universitaria, una riflessione sulle grandi domande dell’esistenza umana”. Così il rettore dell’Università di Pisa, Riccardo Zucchi, fa il punto sulla rassegna “San Francesco 1226-2026“ promossa dall’Università di Pisa, che ha già raccolto migliaia di spettatori sia in presenza che attraverso le dirette streaming dedicate ai singoli appuntamenti.

Una rassegna che parla di pace, ma intanto è scoppiata un’altra guerra.

“Purtroppo, come diceva papa Francesco, la terza mondiale a pezzi esiste già da anni e questo deve essere un motivo in più per impegnarci a cercare, usando le parole di papa Leone, una pace disarmata e disarmante. Anche a costo di apparire ingenui, ma credo che l’esempio di Francesco ci incoraggi a procedere in questa direzione”.

“Lui è uno che nel Vangelo ci credeva davvero e io l’ho ripetuto spesso nei nostri incontri. Non tanto e non solo per sottolineare la fede di san Francesco, ma per trasmettere il messaggio che sta alla base della nostra offerta attraverso questa rassegna: credere nei propri ideali, ad ogni costo e fino in fondo. È per questo che non abbiamo esitato ad affermare il valore della non violenza, inserendo la pace e il rifiuto della ricerca sulle armi nel nostro Statuto, suscitando anche le critiche di chi ci giudica, nella migliore delle ipotesi, come ingenui. Anche Francesco è stato spesso avversato per le sue idee, ma otto secoli dopo non ci sono più dubbi che abbia vinto la sfida della storia visto che siamo ancora qui a parlare di lui”.

E per farlo avete intrecciato fede, attualità, spiritualità. Come è stato possibile?

“Perché siamo riusciti a mettere l’umanità al centro mettendo in pratica quello che è lo scopo dell’Università, ovvero creare dibattito pubblico al di là delle singole tifoserie politiche. Stimolano riflessioni, piuttosto che offrire soluzioni precostituite. Non abbiamo la presunzione di offrire ricette, ma vogliano proporre idee”.

La risposta del pubblico c’è stata. Quindi avete fatto centro?

“Credo che sia stato proprio questo l’ingrediente principale che ci ha fatto apprezzare dal pubblico. Ed è con questo spirito che abbiamo reso gratuiti tutti gli eventi, per raggiungere più persone possibile e allargare la riflessione ben al di là dei confini dell’ateneo”.

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